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29 gennaio 2013

Basso, l’Irisbus e l’Italia giusta.

    http://www.orticalab.it/Basso-l-Irisbus-e-l-Italia-giusta       

La considerazione, sulla crisi Irisbus, la joint venture tra Fiat Industrial e Larimar Group, da cui muove l’intervista del presidente Basso, è vero, non rappresenta una novità.

E’ una notizia che, dai comunicati ufficiali IVECO/Fiat Industrial, risale già alla fine del mese di ottobre; emersa, in parallelo, al ridisegno che solo recentemente, dopo lo spin-off, ha assunto Fiat Industrial ed alle strategie di rilancio globale delle produzioni a marchio Iveco.

La partnership con Larimar Group - azienda sudafricana che opera nel settore del trasporto collettivo e, quindi, nel segmento della produzione di autobus - con la creazione di una newco sudafricana, riguarderà - come nel comunicato ufficiale di ottobre, ha dichiarato l’Ad di Iveco Alfredo Altavilla - la produzione di veicoli commerciali e autobus per il Sudafrica e per i Paesi limitrofi confederati nella SACU, l’Unione Doganale dell’Africa Meridionale.

Si sa anche che, secondo le strategie di Fiat Industrial, nella newco, l’Iveco avrà il 60% delle quote e, con circa un migliaio di dipendenti, dallo stabilimento di Pretoria usciranno, annualmente, 7.000 veicoli commerciali - leggeri, medi e pesanti – da vendere attraverso la rete di distribuzione Iveco South Africa e 1.000 autobus che, invece, saranno commercializzati direttamente dalla nuova joint venture.

La produzione, inoltre, per quello che ci è dato sapere, dovrebbe avere inizio già nella seconda metà del 2013 con la gamma Eurocargo. Quota mille autobus era, esattamente - con un pieno utilizzo degli impianti - la capacità di produzione del sito di Valle Ufita che, rispetto agli altri siti europei, grazie agli ultimi investimenti, era, per la produzione degli autobus, lo stabilimento Irisbus più moderno ed organizzato, sia rispetto ad Annonay, a Lione, in Francia, che – per l’Europa - garantirà il 65% della produzione Irisbus e sia, in Repubblica Ceca, a Vysoke Myto, dove continuerà ad essere prodotto il resto.

La cessazione delle attività dello stabilimento in Valle Ufita, l’unico sul territorio nazionale che produceva per il trasporto pubblico, ha sin qui segnato l’uscita del gruppo del Lingotto dalle produzioni in Italia. Non so se la cataforesi – la verniciatura robotizzata – di Valle Ufita dalla seconda metà del 2013 riprenderà a funzionare nella periferia di Pretoria.

So però che per rispondere al mordere della crisi nei settori della manifattura italiana è utile la costruzione di una politica economica che parta dalla difesa delle produzioni strategiche e che il trasporto pubblico è tra queste.

L’Italia è un Paese che ha disperatamente bisogno di ricominciare a credere nelle possibilità della propria industria e nella propria capacità manifatturiera. Per far questo occorre non dismettere i settori strategici delle nostre produzioni in un momento in cui anche altri in Paesi europei c’è, in questo senso, una ripresa degli investimenti.

Difendere le filiere manifatturiere presenti nel Mezzogiorno va in questa direzione. E’ nel Sud del Paese, che in questi anni, i lavoratori hanno visto peggiorare le condizioni produttive ed è qui, più che altrove, che è in atto un feroce processo di deindustrializzazione ed è proprio nelle realtà produttive del Mezzogiorno che un disimpegno della multinazionale torinese equivarrebbe a desertificare le speranze di ripresa per un’area fondamentale del Paese.

L’Irpinia, con Valle Ufita e Pratola Serra resta dunque, sul tema delle politiche industriali, uno dei nodi da sciogliere nella discussione tra Fiat e Paese.

A condizione, però, cosa prioritaria per Bersani e il Partito Democratico, che ci sia un governo capace di rimettere in campo le politiche industriali.

Lo scenario ipotizzato dal Presidente avellinese di Confindustria, invece, sembra condannarci, a vita, all’incapacità dei Romani e all’indolenza dei Passera. Sarebbe questo, Presidente Basso, a mio giudizio, voler credere alla Befana.

Le dichiarazioni di Basso portano l’Irisbus in Sudafrica e la Lambretta di Giovanni Cottone a Valle Ufita.

Forte della scadenza della cassa integrazione straordinaria, al 31 dicembre 2013, per i lavoratori di Valle Ufita, non resta, secondo il Presidente di Confindustria, che bere o affogare e, per le imprese dell’indotto, forse, questa “scelta” neppure c’è.

Riguardo alla competitività delle produzioni italiane, ricordo a Basso che l’Irisbus, sino al 2010, con circa il 40%, deteneva la maggiore quota di mercato in Italia e che per effetto della chiusura di Valle Ufita, gli autobus che si venderanno in Italia, già a cominciare dalle gare attualmente in corso, vedono, comunque, la Irisbus presente con produzioni provenienti da oltralpe. Non mi sembra, però, che la Francia abbia un costo del lavoro inferiore a quello italiano.

Rifinanziare il piano trasporti - già questo in un Paese normale potrebbe bastare - oltre che un elemento di civiltà nella riorganizzazione in chiave sostenibile della mobilità pubblica rappresenta la condizione per riaprire il mercato e consentire alle Regioni il rinnovo del parco mezzi per il trasporto pubblico.

E’ stato detto fino allo sfinimento: oltre 20.000 - almeno tre su quattro – sono gli autobus da sostituire tra quelli attualmente circolanti. Le condizioni di mercato per operare in questo segmento della produzione industriale, dunque, potrebbero davvero esserci.

La verità è che Fiat, pur rinunciando a produrre in Valle Ufita, non intende rinunciare alle quote di mercato. L’ingresso di un nuovo produttore in Italia, sarebbe, per il Lingotto, come accogliere il nemico in casa.

Oltre alla crisi Irisbus, in questi anni, abbiamo dovuto registrare anche quella dello stabilimento bolognese di BredaMenarini Bus.

Ritengo possibile, come auspicato anche in maniera congiunta dalle Rsu, l’ipotesi della creazione di un polo unico per la produzione di autobus.

Essendo, la BredaMenarini, una partecipata Finmeccanica potrebbe prestarsi, evitando la dismissione delle produzioni civili a partire da quelle strategiche per i trasporti, ad una strategia industriale determinata dal pubblico, assieme alle nuove condizioni del mercato effetto del piano trasporti.

C’è poco tempo, serve una politica industriale e un governo preparato a sostenerla è questo il primo segnale per un’Italia giusta.


26 settembre 2012

MATTEO RENZI E ADESSO?


26 settembre 2012

Generoso Bruno – “Se Renzi, vuol proprio rottamare qualcosa, cominci dai Bus”.

           

Le primarie servono. Sono utili a riconnettere la società alla politica e, riguardo a Renzi ed alla Fiat, almeno, abbiamo la certezza che il sindaco di Firenze: “continua a pensarla alla stessa maniera” e che invece è Marchionne “ad aver cambiato idea”. Già l’altro giorno, Renzi, aveva dichiarato che Marchionne, sul referendum di Pomigliano: “Ha raccontato una balla agli italiani”; è pur vero che il sindaco di Firenze - certamente, nel Pd, in buona compagnia - nel giugno del 2010, alla “balla” di Fabbrica Italia ed al baratto tra lavoro e diritti consumato coi referendum di Pomigliano e Mirafiori, a crederci, ci aveva, davvero, creduto; arrivando – “senza se e senza ma” – a dichiararsi dalla parte dell’Ad di Fiat.

Se proprio Matteo Renzi, quindi, vuol rottamare qualcosa: cominci pure dagli autobus. E’ questa una delle condizioni di un piano nazionale per il trasporto pubblico. Sono, almeno, ventimila i bus fuori norma, da sostituire, attualmente circolanti per le strade delle nostre città, mentre Marchionne chiude, con la Irisbus, l’unico stabilimento che in Italia li produce. Credo, però, che l’Italia abbia bisogno di una politica economica e di un centrosinistra capace di guadagnare l’uscita dalle politiche neo-liberiste dell’ultimo trentennio. Il patto di Bersani, tra democratici e progressisti, va in questa direzione. Renzi, invece, “fa il giovane”, ma la sua proposta: è vecchia come il cucco.


6 settembre 2012

Regione Campania, il Pd incontra i lavoratori Irisbus.

Presso il Consiglio Regionale, negli uffici del gruppo consiliare del Partito Democratico, i consiglieri Rosa D’Amelio ed Antonio Marciano, capogruppo del Pd in seno alla Commissione Attività produttive della Regione Campania, insieme a Generoso Bruno, hanno incontrato una delegazione di lavoratori della Irisbus di Valle Ufita. L’incontro di oggi, richiesto dai lavoratori dello stabilimento di Flumeri, che, fino allo scorso anno, produceva per la Fiat, unico in Italia, autobus per il trasporto urbano, avviene ad oltre un mese dal primo ed unico incontro avuto col Presidente Caldoro.

Antonio Marciano: “Alla fine di luglio, Caldoro, per la Regione Campania, aveva assunto l’impegno di premere sul governo Monti per la convocazione urgente del tavolo di crisi per la Irisbus di Valle Ufita. Siamo, invece, ancora, al punto di dover condividere il verbale di quell’incontro. La convocazione di un nuovo tavolo ministeriale è utile, nell’immediato, per la costruzione del percorso per l’ottenimento del secondo anno di cassa integrazione straordinaria per i dipendenti oltre che per determinare scelte di politica industriale capaci di salvare un pezzo importante e strategico delle produzioni nazionali”.

Rosa D’Amelio: “C’è bisogno che la Campania eserciti tutto il suo peso e la sua autorevolezza per l’ottenimento del finanziamento del Piano Trasporti in maniera da evitare le durissime sanzioni dell’Unione Europea e di costruire, così, la condizione fondamentale per evitare la cancellazione di un importante presidio produttivo per il Paese. Già dalle prossime convocazioni del Consiglio Regionale, inviteremo il Presidente Caldoro a dare seguito agli impegni annunciati a fine luglio”.

Generoso Bruno: “Pur criticando il ritardo e la tempistica, oltre un mese fa, avevamo, comunque, apprezzato il recupero della Regione Campania come interlocutore utile alla vertenza della Irisbus di Valle Ufita. Siamo, invece, ancora fermi al trenta luglio con il pericolo sul secondo anno di cassa integrazione che entro la metà di ottobre dovrà trovare una risposta. Quella che ci lasciamo alle spalle, lo testimoniano tutti gli indicatori, è stata, per il lavoro e la crisi, una stagione terribile. La vertenza della Irisbus è solo uno dei nodi che segnano il rapporto tra Fiat e Paese. Penso, in questi giorni, in cui sono stati diffusi i dati di vendita, alla caducità della soluzione “DR” che, con enfasi, lo scorso anno veniva offerta per gli stabilimenti di Termini Imerese e di Valle Ufita che, da agosto ad agosto, nelle vendite, passando ad un -81,3%, è quasi scomparsa. La cura, quindi, era ben peggiore della malattia. Occorre, in queste ore, prestare molta attenzione alla mobilitazione europea, a Torino, dei lavoratori Iveco e Fiat Industrial che, sui piani di ristrutturazione decisi unilateralmente dal gruppo, dirà, sicuramente, più di quanto Marchionne fa anche con questo governo ”.


17 luglio 2012

Irisbus: Interrogazione [5-07310] di Andrea Lulli in X Commissione.

Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-07310

presentata da

ANDREA LULLI
mercoledì 11 luglio 2012, seduta n.664


LULLI e VICO. -

Al Ministro dello sviluppo economico.

- Per sapere - premesso che:

risale ormai all'8 luglio 2011, l'invio da parte di Iveco spa, società del gruppo Fiat Industrial, alle rappresentanze sindacali unitarie di Irisbus Italia spa, stabilimento di Flumeri (Avellino), una lettera nella quale comunicava che intendeva cedere il ramo d'azienda costituito dallo stabilimento di Valle Ufita alla società Dr motor company dell'imprenditore molisano Massimo Di Risio che tuttavia ha rinunciato all'acquisto pochi mesi dopo;

il 3 ottobre 2011 la Fiat ha attivato le procedure per la messa in mobilità e la cassa integrazione per tutti i lavoratori dello stabilimento (700 dipendenti più altri 800 nell'indotto), quando soltanto nel 2010 aveva investito 8 milioni di euro nella ristrutturazione aziendale, che diventano 30 milioni, considerando l'insieme degli investimenti degli ultimi 5 anni;

dopo il taglio del personale, passato da 1.400 a 700 addetti, due terzi dei quali sono in cassa integrazione da mesi, Fiat è passata direttamente alla chiusura dello stabilimento, sancendo la sua uscita, solo in Italia, dalle produzioni per il trasporto pubblico;

Irisbus , partecipata al 100 per cento da Iveco spa, produce autobus in tutto il mondo, con stabilimenti in Brasile, India, Argentina, Cina, e cinque siti produttivi in Europa, a Annonay e Rorthais in Francia, Valle Ufita in Italia, Barcellona in Spagna e Vysoke Myto nella Repubblica Ceca;

la chiusura riguarda solo il sito italiano; le ragioni sarebbero da attribuire agli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni hanno registrato una drastica riduzione, passando da 1.444 unità del 2006 a 1.113 del 2010, a 291 nel 2011; nello stesso periodo la produzione complessiva dello stabilimento di Valle Ufita è scesa da 717 autobus nel 2006 a 472 nel 2010, mentre nei primi sei mesi del 2011 sarebbe arrivata a 145 autobus;

in risposta all'interrogazione n. 5-05168 Lulli, riguardante la continuità produttiva dello stabilimento Irisbus di Flumeri, il rappresentante del Governo aveva affermato che il Ministero dello sviluppo economico avrebbe seguito la situazione che si è creata sul territorio in seguito alla decisione del gruppo Fiat Industrial di cedere il ramo di azienda Irisbus di Flumeri, autorizzando, attraverso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la corresponsione del trattamento d'integrazione salariale per un massimo di 818 unità lavorative, per il periodo dal 30 agosto 2010 al 29 agosto 2011;

il 21 settembre 2011, il Ministro dello sviluppo economico ha convocato Fiat Industrial, Anfia e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per esaminare le problematiche della società Irisbus di Valle Ufita, incontro che si è concluso con la proposta rivolta a Irisbus di continuare l'attività produttiva fino al 31 dicembre 2011, per consentire nel frattempo la ricerca di eventuali imprenditori interessati all'acquisizione del sito, oltre a Dr motor company, e la ricollocazione di un'ulteriore parte dei lavoratori interessati presso altre aziende del gruppo Fiat Iveco e il possibile utilizzo di ammortizzatori sociali, per la rimanente quota dei dipendenti;

a seguito del rifiuto unanime di tale soluzione da parte dei lavoratori e della conferma della necessità che la gestione della vicenda venga assunta Presidenza del Consiglio dei ministri, anche «al fine di rivendicare la definizione e il finanziamento del piano nazionale trasporti, unica soluzione per mantenere in Valle Ufita il sito produttivo del settore bus», la società Irisbus ha aperto, il 30 settembre 2011, la procedura di mobilità per tutti i lavoratori del sito. Le organizzazioni sindacali provinciali e la rappresentanze sindacali unitarie hanno, di conseguenza, chiesto all'azienda l'incontro procedurale, previsto dall'articolo 4 della legge n. 223 del 1991;

in occasione dello svolgimento del citato atto di sindacato ispettivo si è appreso, inoltre, che per il Governo:

a) la definizione di un piano nazionale dei trasporti, seppure assolutamente necessario in relazione all'oggettiva obsolescenza del parco autobus nazionale, difficilmente potrà contribuire alla risoluzione della vertenza Irisbus per l'oggettiva carenza di risorse già destinate al fondo trasporto pubblico locale istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per la realizzazione di un piano organico di rinnovo del parco e per le regole volte alla realizzazione di bandi europei che non consentono riserve per l'industria nazionale;

b) la richiesta di assumere iniziative per stanziare una congrua quota di risorse nazionali e regionali al rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su rotaia e su gomma non è prevista dal piano per il Sud, approvato dal Consiglio dei ministri del 26 novembre 2010, che ha individuato una priorità nelle grandi opere ferroviarie e viarie per rafforzare i collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese, destinando ad esse 1,6 miliardi di euro delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate - attualmente denominato fondo per lo sviluppo e la coesione;

c) ove fosse considerato prioritario, le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate potrebbero essere destinate anche al finanziamento del rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su gomma, fatta salva la normativa nazionale ed europea in materia di aiuti di Stato;

d) le risorse nazionali del fondo per le aree sottoutilizzate, allo stato attuale, sono coinvolte nei processi di attuazione delle manovre finanziarie di luglio ed agosto 2011 sul contenimento della spesa pubblica;

la chiusura dello stabilimento di Flumeri esaspera le tensioni sociali e incrina, ulteriormente, i rapporti con le parti sociali, determinando un vero e proprio terremoto sociale nella Valle Ufita e, più in generale, nella provincia di Avellino, che già registra 80.000 disoccupati; in Italia, gli autobus del trasporto pubblico che continuano a circolare, pur non essendo a norma rispetto agli standard di legge in materia di emissioni inquinanti e di ammodernamento del parco circolante, sono almeno ventimila;

la totale mancanza di una chiara politica industriale nel nostro Paese che individui priorità, regole e risorse cui tutti i soggetti interessati dovrebbero sentirsi coinvolti e vincolati, rende possibili le più imprevedibili scelte dei diversi gruppi industriali, senza che questo possa essere tempestivamente gestito nell'interesse più generale dell'economia e dell'occupazione nazionale;

dopo la chiusura degli impianti di Termini Imerese e Imola, il gruppo Fiat ha dismesso anche l'unico stabilimento che produce autobus in Italia, in un preoccupante crescendo di disimpegno produttivo nel nostro Paese, strategia che, a giudizio degli interroganti, non sembra vedere l'assunzione da parte del Governo della necessaria e incisiva azione di interlocuzione per la salvaguardia delle produzioni nazionali, soprattutto nei settori a più alto fattore qualitativo e tecnologico. L'esempio dei Governi dei principali Paesi industrializzati, quali la Germania, la Francia o gli Stati Uniti, tuttora, non viene seguito nel nostro Paese;

la gravità di tali scelte industriali e della mancata elaborazione di una politica industriale assumono i caratteri della tragedia economica e sociale in aeree già duramente provate, come quelle del Mezzogiorno;

il 26 ottobre 2011, è stata accolta dal Governo la mozione Lulli ed altri n. 1-00738, concernente iniziative in relazione alla annunciata chiusura dello stabilimento Irisbus di Flumeri (Avellino), che nel dispositivo impegnava il Governo:

ad assumere iniziative immediate per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro nello stabilimento Irisbus di Flumeri, dando immediatamente il via libera ad altri eventuali investitori, anche stranieri, che volessero rilevare il ramo di azienda Irisbus di Flumeri;

a prevedere nei successivi provvedimenti di carattere economico e finanziario un impegno di risorse finalizzate al sostegno di un piano nazionale del trasporto pubblico, che valorizzi il sistema industriale nazionale di produzione, stimolando innovazione di prodotto e sostenibilità nella propulsione dei motori;

a convocare un tavolo nazionale, con i vertici del gruppo Fiat, per verificare le reali intenzioni riguardo agli impegni assunti il 13 febbraio 2011 nell'incontro tra il gruppo medesimo e il Governo, nel corso del quale i vertici dell'azienda si erano impegnati a investire 20 miliardi di euro in Italia e a proseguire negli obiettivi di sviluppo;

l'Italia ha esercitato per decenni un ruolo primario nella produzione industriale di autobus e appare paradossale che tale patrimonio possa essere disperso, proprio in una fase in cui sono sempre più evidenti, da un lato, i problemi del trasporto pubblico locale e, dall'altro, la consapevolezza della necessità di un riequilibrio modale nei sistemi di trasporto a favore dei mezzi collettivi;

è necessario mantenere sotto i riflettori nazionali la vertenza Irisbus , affinché tale vicenda continui ad essere oggetto di interesse da parte degli eventuali acquirenti e per evitare che la Fiat ostacoli l'acquisto dello stabilimento da parte dei medesimi -:

quali iniziative immediate intenda assumere il Ministro per evitare la chiusura definitiva dello stabilimento Irisbus di Flumeri e per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro, favorendo le manifestazioni d'interesse da parte di altri investitori, anche stranieri, che volessero rilevare il ramo di azienda Irisbus di Flumeri.

(5-07310)

 


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