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Diario
 



24 giugno 2013

Ex-Isochimica: Un impegno di civiltà.

A Borgo Ferrovia, dentro la stazione, le carrozze dei treni venivano scoibentate, su un binario morto. Solo successivamente, fino al 13 dicembre del 1988, per effetto dell’ordinanze di chiusura a firma del pretore di Firenze Beniamino Deidda, la lavorazione, dal 1982, avvenne, spostata di pochi metri in linea d’aria, all’interno dello stabilimento Isochimica nel nucleo industriale di Pianodardine.

Le prescrizioni delle Ferrovie dello Stato, all’inizio degli anni ’80, prevedevano la lavorazione di quattro o cinque carrozze al mese con la relativa turnazione del personale.

 

Ad Avellino, invece, nell’azienda di Elio Graziano, si lavorava duro, le carrozze, in media, erano almeno quaranta e, per grattar via l’amianto dai treni, per gli scoibentatori, non esisteva turnazione e, di protezioni e precauzioni, manco l’ombra. Senza quelle tute, si faceva prima. L’amianto dai treni poteva esser grattato via anche con le unghie.

Solo dopo l’86, i tecnici dell’Istituto superiore di Sanità di Milano rilevarono l’assoluta mancanza di “idonei sistemi di aspirazione delle polveri di amianto nei capannoni”. Toccò agli esperti del Servizio di igiene del lavoro e prevenzione ambientale di Bologna informare i lavoratori dei rischi che correvano.

Per almeno sei anni, l’amianto delle carrozze è stato interrato nel sottosuolo, in vasche scavate all’interno dello stabilimento o, caricato sui camion, portato fuori e sversato nei fiumi o, senza alcuna precauzione, interrato altrove.

Oggi, i mille e seicento metri cubi di Amianto abbandonati sul piazzale dell’Isochimica, esposti in cubi di cemento con la possibile dispersione di fibre, raccontano del silenzio e dell’ottundimento trentennale di una intera comunità su cui l’inchiesta del Procuratore  Rosario Cantelmo ha finalmente aperto una faglia.

Il Gip  Giuseppe Riccardi, confermando l’intero impianto dell’inchiesta, riguardo al sequestro ed alla custodia della Ex-Isochimica e nominando il sindaco della Città di Avellino custode dell’area, ha avuto il pregio di delineare il principio di una custodia attiva – dinamica – tesa a garantire gli interventi di bonifica e ad eliminare i rischi di incolumità pubblica.

C’è bisogno, quindi, che il sito di Borgo Ferrovia, in cui fino all’1986 sono state scoibentate le carrozze dei treni per conto delle Ferrovie dello Stato, rientri tra i siti di interesse nazionale. Gli studi del Ministero della Salute, nel 2012, confermano che sono, almeno, trentadue milioni le tonnellate di amianto ancora da bonificare sparse sul territorio nazionale.

 

E’ da qui, quindi, dall’inclusione del sito della ex-Isochimica tra quelli di interesse nazionale, che comincia il percorso della bonifica di un’area, ormai, incastonata nell’insieme urbano di Avellino – Atripalda “con il fondato pericolo – come recita l’ordinanza di convalida del sequestro, depositata il 15 giugno scorso – che la libera disponibilità del sito dove fu svolta la criminosa attività connessa alla lavorazione dell’amianto possa aggravarne o protrarne le conseguenze dei reati contestati, compromettendo ulteriormente l’integrità dell’ambiente, nonché l’incolumità delle persone e l’esigenza ad impedire che i reati di disastro ambientale e omissioni in atto d’ufficio siano portati ad ulteriori conseguenze”. Il reato contestato è contro l’incolumità pubblica.

 

Sono due i fronti su cui occorre lavorare: quello della bonifica e quello del prepensionamento per gli ex-dipendenti di Elio Graziano.

A leggere gli esiti di altri casi analoghi a quello della ex-Isochimica di Avellino nulla si è mosso se non sulla spinta delle inchieste della Magistratura.

Rafforzare l’inchiesta avellinese significa poter cominciare ad individuare un percorso risolutivo per la città e per quegli oltre trecento lavoratori.

E’ utile quindi che il Comune di Avellino, nei processi, si costituisca parte civile interpretando il tema della bonifica come restituzione di quell’area al quartiere, lavorando, in sede Asi, per la modifica del Piano in merito alla destinazione d’uso del suolo su cui sorge l’impianto.

Riguardo ai lavoratori, sono già dieci le morti da Amianto tra gli ex-dipendenti Isochimica - il picco massimo è previsto dopo il 2015 - occorre immaginare la possibilità di piegare, sul tema dei prepensionamenti, le prerogative di legge contenute nella 257 del 1992 che prevede il prepensionamento solo per chi, per almeno dieci anni, ha lavorato in esposizione all’amianto.

Se è vero che la qualità delle politiche di un governo si misura dal modo in cui si cambia la vita dei cittadini, c’è bisogno per gli ex-lavoratori dell’Isochimica che possano accedere, con l’attuale sistema contributivo, al pensionamento anticipato.

L’Isochimica è un impegno di giustizia e, un impegno di giustizia, è sempre un impegno di civiltà.


12 marzo 2013

Speciale IRISBUS - Radio HARAMBEE.

           

Radio Harambee

http://www.spreaker.com/page#!/user/harambee/speciale_irisbus_del_11_marzo_2013

Puoi ascoltare i miei interventi ai minuti 34,00 - 75,40 - 104,40 - 122,50 - 138,00 -

156,55 

Intervento di Stefano Fassina al minuto 133,35

Lunedì 11 marzo alle ore 21.30 in diretta dall'Associazione Vita,
Harambee - Movimento per i Beni Comuni,
ha trasmesso su Radio Harambee uno speciale su "IRISBUS"

Sono intervenuti:
-
Stefano Fassina (Responsabile Nazionale economia PD - in collegamento telefonico)
- Ettore Zecchino (Cons. Regionale - Lista Monti)
- Giorgio Cremaschi (No Debito - in collegamento telefonico)
- Davide Iannuzzo (Resistenza Operaia Irisbus)
- Generoso Bruno (Partito Democratico)
- Sergio Bellavita (Ex FIOM - in collegamento telefonico)
- Carmine Loffredo (Indotto FIAT)

Conduce il Portavoce Fabrizio Procopio
Copertine satiriche di Valentino Grasso
Supporto Tecnico Francesco Scauzillo

In studio con noi i giornalisti
- Angelo Corvino (irpino.it)
- Michele De Leo (Il Mattino e autore del libro sulla Irisbus Metalmezzadri)


13 dicembre 2011

Bruno (PD) – Irisbus: “Superare il ritardo prodotto da Romani e Berlusconi”.

 

“L’incontro di questa mattina tra Massimo D’Alema ed il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, in merito alle principali vertenze campane, confermano l’attenzione del Partito Democratico sui temi del lavoro, del Mezzogiorno e della crisi.
Riguardo alla Irisbus, occorre evitare la dismissione di un pezzo fondamentale dell’apparato produttivo irpino. Non è possibile uscire dalla crisi attraverso la cancellazione di pezzi indispensabili e strategici dell’industria nazionale.
Il tema del trasporto pubblico urbano e della sorte dello stabilimento Irisbus in Valle Ufita non possono non incrociare soluzioni capaci di garantire produzione ed occupazione. Ritengo necessario lavorare con serietà per superare il grave ritardo che l’ex Ministro Romani ed il precedente governo hanno determinato per l’Irpinia ed il Mezzogiorno in merito alla vertenza Irisbus ed alle politiche per lo sviluppo economico”.
 
 
 
 
 
LAVORO: INCONTRO PASSERA-D'ALEMA SU AZIENDE CAMPANIA EX PREMIER, HO CHIESTO IMPEGNO ATTIVO PER SALVAGUARDIA (ANSA) - ROMA, 13 DIC –
 
"Ho incontrato, questa mattina, il ministro Corrado Passera per riferirgli delle situazioni delle aziende Firema, Irisbus e Fincantieri di Castellammare di Stabia, che ho visitato la settimana scorsa". E' quanto afferma Massimo D'Alema, il quale sottolinea di avere chiesto al governo "un impegno attivo per salvaguardare attivita' produttive fondamentali per la Campania e il Mezzogiorno. Il ministro Passera - prosegue l'esponente del PD - ha assicurato il massimo impegno da parte del ministero dello Sviluppo economico sulle vertenze in atto, allo scopo di favorire soluzioni che garantiscano produzione e occupazione".
(ANSA).


25 ottobre 2011

IRISBUS - Intervento di Andrea Lulli e Mozione Pd.

 

Discussione delle mozioni in relazione alla annunciata chiusura dello stabilimento Irisbus di Flumeri (Avellino).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Lulli, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00738. Ne ha facoltà.
ANDREA LULLI. Signor Presidente, se mi permette, innanzitutto, vorrei mandare un saluto, che è un messaggio di solidarietà, a quelle lavoratrici e a quei lavoratori dello stabilimento Irisbus che, da 107 giorni, stanno presidiando e stanno combattendo contro la chiusura, per il lavoro, per il futuro loro, dei loro figli e della loro terra.
Ho conosciuto molti di loro e, in questa sede, vorrei parlare di una signora operaia, una madre, che mi ha raccontato che per andare a lavorare presso lo stabilimento Irisbus percorre 70 chilometri in andata e 70 chilometri al ritorno.
Ora, credo che ci sia una grande responsabilità da parte del Governo; vedo qui l'onorevole Misiti in rappresentanza del Ministro Matteoli, ma, senza voler niente togliere a quel Ministero, non vedo la presenza del Ministro dello sviluppo economico che non ha dato risposte. Questo è molto grave; non ha dato risposte alle organizzazioni sindacali, non ha dato risposte a quelle lavoratrici e a quei lavoratori che difendono la loro vita, non ha dato risposte ai sindaci di quei paesi che insistono sullo stabilimento nella provincia di Avellino, non ha dato risposte, semplicemente. Non si sa che cosa fa il Ministro dello sviluppo economico in una situazione di questo tipo.
Anche noi riteniamo che ci sia da rifinanziare il piano del trasporto pubblico. Ho sentito le cose dette dall'onorevole Iannaccone: abbiamo il parco autobus più vecchio d'Europa, abbiamo sicuramente grandi problemi; certo, e ci si accorge di ciò dopo tre anni e mezzo di questo Governo che non ha finanziato un euro per il trasporto pubblico.
Credo che, per la situazione in cui siamo, certamente le cose si fanno più complicate e rischiamo di perdere un pezzo importante dell'apparato produttivo del Paese, peraltro in una zona che dovrebbe essere vista da tutti noi, dall'insieme del Paese stesso, come una delle zone di occasione per rilanciare lo sviluppo nel Paese, affrontare la crisi e uscirne fuori come si merita un grande Paese come l'Italia che è ancora la sesta o settima potenza economica al mondo. Invece il Governo latita, non c'è politica industriale, non si capisce cosa si voglia fare, addirittura non ci si presenta, come Ministero dello sviluppo economico, in una discussione, nell'Aula del Parlamento, su una questione rilevante.
Nella mozione affrontiamo una serie di problemi; il problema non è che FIAT vuole delocalizzare, ha due stabilimenti in Francia che producono pullman e non credo che la Francia abbia un costo del lavoro molto diverso da quello dell'Italia. Qui c'è un problema che richiama la capacità del Paese e del suo Governo di mantenere e di dare indicazioni, di creare un contesto che consenta lo sviluppo dell'industria. Non è possibile perdere un pezzo importante come Irisbus, in una situazione nella quale abbiamo problemi che riguardano il riassetto di tutta l'industria della mobilità nella direzione dei parametri che l'Europa ci assegna e che anche noi abbiamo concorso a determinare: l'obiettivo del «20-20-20». Sappiamo che il traffico e il trasporto pubblico sono uno dei vettori principali con cui cogliere quegli obiettivi e sono anche, o dovrebbero essere, tra i vettori principali per ricostruire le condizioni dello sviluppo in questo Paese. L'assenza è totale.
Non voglio fare polemica più di tanto, ma mi auguro che la maggioranza non si accontenti di raccomandazioni o di impegni generici da parte del Governo, perché si sta giocando sulla pelle di migliaia di persone, e si sta giocando una partita ancora più importante che riguarda lo sviluppo dell'industria in questo Paese. Qui non è più dato giocare a nascondino e fare il gioco delle parti; non siamo in un teatro, qui è giunta l'ora della responsabilità vera, non di quella nominale. Qui, dobbiamo decidere di assumere in prima persona questi impegni e chiediamo al Governo che faccia fino in fondo la propria parte, perché anch'io sono per chiamare in causa la FIAT, tant'è che la nostra mozione al quarto punto prevede un impegno per il Governo che richiama la FIAT, su cui tra poco arrivo a dire qualcosa.
La questione principale è tuttavia la volontà politica. Siamo o non siamo per mantenere l'industria manifatturiera? Siamo o non siamo per fare politiche che consentano il rilancio dei punti di forza di un'azienda che ha avuto investimenti produttivi fino a pochi mesi prima della chiusura? Siamo o non siamo per accettare la sfida dell'innovazione sulla mobilità, per avere una mobilità più sostenibile? Queste sono domande che rimandano ai problemi che abbiamo come Paese oggi e su questo bisogna quindi dire qualcosa di serio.
Certo i soldi sono un problema, è vero, ma noi uno sforzo l'abbiamo fatto. Possiamo investire qui quelli sulle frequenze della televisione analogica oppure possiamo prendere i soldi, se ci sono, che erano destinati al ponte sullo Stretto e fare investimenti più diretti e importanti che possano dare una prospettiva industriale immediata al Paese.
Poi certo c'è un problema anche relativo alla FIAT, ma cari colleghi di maggioranza, sono d'accordo che la FIAT mostra disimpegno però vogliamo o no - e noi lo chiediamo - che il Governo assuma una posizione e chieda l'apertura di un tavolo per capire quali siano gli impegni della FIAT sul mercato italiano, con questi 20 miliardi promessi e che ancora oggi non sappiamo che fine faranno, al punto che perfino la Consob è costretta a chiedere chiarimenti alla FIAT?
Nel silenzio assoluto della Presidenza del Consiglio e del Ministro per lo sviluppo economico è la Consob che si attiva. Ma vogliamo scherzare? Non è ammissibile continuare a giocare questa partita in modo così truccato. C'è questo impegno che la FIAT ha preso anche nei confronti dei lavoratori che si sono assunti grandi responsabilità nell'approvare determinati referendum e che hanno dato nella loro grande maggioranza, credo anche quelli che hanno votato contro, la disponibilità a fare sacrifici. Eppure, ancora oggi, non sappiamo cosa accade, non sappiamo se questo investimento si farà, anzi arriva la chiusura dell'altro stabilimento e dopo che la FIAT aveva avuto la pretesa di indicare un possibile destinatario di questo stabilimento palesemente inadeguato. Così è apparso alle organizzazioni sindacali, agli amministratori locali e non capisco perché non al Governo.
Vorrei quindi chiedere, tra l'altro, qual è la volontà di FIAT rispetto ai piani sui 20 miliardi illustrati. Quando Marchionne è venuto qui in audizione alla Camera, ci ha parlato di sviluppo industriale, ci ha detto che la FIAT investirà, ma che non lo poteva dire con certezza. Ormai è passato del tempo e non si sa che fine fa. E se non hanno intenzione di mantenere lo stabilimento Irisbus direttamente qua con una soluzione credibile italiana, mi permetto di dire che il Governo deve chiedere alla FIAT che si renda disponibile a vedere se vi è qualche grande imprenditore a livello internazionale che decida di venire qui. Infatti la FIAT non può pensare che questa fabbrica non si dia a qualche concorrente e pur di non darla a qualche concorrente la si chiuda.
Ma se la FIAT lo pensa, il Governo non può essere succube di questa scelta. Il Governo deve esigere una risposta chiara e deve dirlo chiaramente, finanziando il piano del trasporto pubblico, ma anche chiedendo una soluzione produttiva a quello stabilimento. Infatti si tratta di ricchezza che si distrugge e oggi di ricchezza da distruggere, signori, non ne abbiamo più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni. Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito, che è rinviato ad altra seduta.
 
 
IRISBUS - MOZIONE - Partito Democratico.
 
La Camera,
premesso che:
l'8 luglio 2011 Iveco spa, società del gruppo Fiat Industrial, ha inviato alle rappresentanze sindacali unitarie di Irisbus Italia spa, stabilimento di Flumeri (Avellino), una lettera nella quale comunicava che intendeva cedere il ramo d'azienda costituito dallo stabilimento di Valle Ufita alla società Dr motor company dell'imprenditore molisano Massimo Di Risio;
le strategie di Dr automobiles groupe sono, soprattutto, orientate alla produzione di auto e soltanto marginalmente a quella di autobus gran turismo e componentistica per suv; pertanto, lo stabilimento irpino dovrebbe subire una profonda ristrutturazione degli impianti, testati oggi per una produzione fino a mille autobus in un anno;
l'Irisbus conta 700 dipendenti, con un indotto che supera i 300 addetti, e soltanto nel 2010 ha investito 8 milioni di euro nella ristrutturazione aziendale, che diventano 30 milioni, considerando l'insieme degli investimenti degli ultimi 5 anni;
Irisbus, partecipata al 100 per cento da Iveco spa, produce autobus in tutto il mondo, con stabilimenti in Brasile, India, Argentina, Cina, e cinque siti produttivi in Europa, a Annonay e Rorthais in Francia, Valle Ufita in Italia, Barcellona in Spagna e Vysoke Myto nella Repubblica Ceca;
solo per il sito italiano è stata annunciata la chiusura, attribuendone le ragioni agli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni hanno registrato una drastica riduzione, passando da 1.444 unità del 2006 a 1.113 del 2010, a 291 nel 2011;
nello stesso periodo la produzione complessiva dello stabilimento di Valle Ufita è scesa da 717 autobus nel 2006 a 472 nel 2010, mentre nei primi sei mesi del 2011 sarebbe arrivata a 145 autobus;
dopo il taglio del personale, passato da 1.400 a 700 addetti, due terzi dei quali sono in cassa integrazione da mesi, Fiat è passata direttamente alla chiusura dello stabilimento, sancendo l'uscita di Fiat, solo in Italia, dalle produzioni per il trasporto pubblico;
in risposta all'interrogazione n. 5-05168 dell'onorevole Andrea Lulli, riguardante la continuità produttiva dello stabilimento Irisbus di Flumeri, il rappresentante del Governo ha affermato che il Ministero dello sviluppo economico avrebbe seguito, fin dal mese di luglio 2011, la situazione che si è creata sul territorio in seguito alla decisione del gruppo Fiat Industrial di cedere il ramo di azienda Irisbus di Flumeri, autorizzando, attraverso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la corresponsione del trattamento d'integrazione salariale per un massimo di 818 unità lavorative, per il periodo dal 30 agosto 2010 al 29 agosto 2011;
il 21 settembre 2011, il Ministro dello sviluppo economico ha convocato Fiat Industrial, Anfia e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per esaminare le problematiche della società Irisbus di Valle Ufita, incontro che si è concluso con la proposta rivolta a Irisbus di continuare l'attività produttiva fino al 31 dicembre 2011, per consentire nel frattempo la ricerca di eventuali imprenditori interessati all'acquisizione del sito, oltre a Dr motor company, e la ricollocazione di un'ulteriore parte dei lavoratori interessati presso altre aziende del gruppo Fiat Iveco e il possibile utilizzo di ammortizzatori sociali, per la rimanente quota dei dipendenti;
a seguito del rifiuto unanime di tale soluzione da parte dei lavoratori e della conferma della necessità che la gestione della vicenda venga assunta Presidenza del Consiglio dei ministri, anche «al fine di rivendicare la definizione e il finanziamento del piano nazionale trasporti, unica soluzione per mantenere in Valle Ufita il sito produttivo del settore bus», la società Irisbus ha aperto, il 30 settembre 2011, la procedura di mobilità per tutti i lavoratori del sito. Le organizzazioni sindacali provinciali e la rappresentanze sindacali unitarie hanno, di conseguenza, chiesto all'azienda l'incontro procedurale, previsto dall'articolo 4 della legge n. 223 del 1991;
in occasione dello svolgimento del citato atto di sindacato ispettivo si è appreso, inoltre, che per il Governo:
a) la definizione di un piano nazionale dei trasporti, seppure assolutamente necessario in relazione all'oggettiva obsolescenza del parco autobus nazionale, difficilmente potrà contribuire alla risoluzione della vertenza Irisbus per l'oggettiva carenza di risorse già destinate al fondo trasporto pubblico locale istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per la realizzazione di un piano organico di rinnovo del parco e per le regole volte alla realizzazione di bandi europei che non consentono riserve per l'industria nazionale;
b) la richiesta di assumere iniziative per stanziare una congrua quota di risorse nazionali e regionali al rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su rotaia e su gomma non è prevista dal piano per il Sud, approvato dal Consiglio dei ministri del 26 novembre 2010, che ha individuato una priorità nelle grandi opere ferroviarie e viarie per rafforzare i collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese, destinando ad esse 1,6 miliardi di euro delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate - attualmente denominato fondo per lo sviluppo e la coesione;
c) ove fosse considerato prioritario, le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate potrebbero essere destinate anche al finanziamento del rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su gomma, fatta salva la normativa nazionale ed europea in materia di aiuti di stato;
d) le risorse nazionali del fondo per le aree sottoutilizzate, allo stato attuale, sono coinvolte nei processi di attuazione delle manovre finanziarie di luglio ed agosto 2011 sul contenimento della spesa pubblica;
la chiusura dello stabilimento di Flumeri esaspera le tensioni sociali e incrina, ulteriormente, i rapporti con le parti sociali, determinando un vero e proprio terremoto sociale nella Valle Ufita e, più in generale, nella provincia di Avellino, che già registra 80.000 disoccupati;
in Italia, gli autobus del trasporto pubblico che continuano a circolare, pur non essendo a norma rispetto agli standard di legge in materia di emissioni inquinanti e di ammodernamento del parco circolante, sono almeno ventimila;
la totale mancanza di una chiara politica industriale nel nostro Paese che individui priorità, regole e risorse cui tutti i soggetti interessati dovrebbero sentirsi coinvolti e vincolati, rende possibili le più imprevedibili scelte dei diversi gruppi industriali, senza che questo possa essere tempestivamente gestito nell'interesse più generale dell'economia e dell'occupazione nazionale;
dopo la chiusura degli impianti di Termini Imerese e Imola, il gruppo Fiat si accinge a dismettere anche l'unico stabilimento che produce autobus in Italia, in un preoccupante crescendo di disimpegno produttivo nel nostro Paese, strategia che non sembra vedere l'assunzione da parte del Governo della necessaria e incisiva azione di interlocuzione per la salvaguardia delle produzioni nazionali, soprattutto nei settori a più alto fattore qualitativo e tecnologico. L'esempio dei Governi dei principali Paesi industrializzati, quali la Germania, la Francia o gli Stati Uniti, tuttora, non viene seguito nel nostro Paese;
la gravità di tali scelte industriali e della mancata elaborazione di una politica industriale assumono i caratteri della tragedia economica e sociale in aeree già duramente provate, come quelle del Mezzogiorno;
l'Italia ha esercitato per decenni un ruolo primario nella produzione industriale di autobus e appare paradossale che tale patrimonio possa essere disperso, proprio in una fase dove sono sempre più evidenti, da un lato, i problemi del nostro trasporto pubblico locale e, dall'altro, la consapevolezza della necessità di un riequilibrio modale nei sistemi di trasporto a favore dei mezzi collettivi;
sarebbe grave e inaccettabile che il Governo accettasse eventuali veti da parte della Fiat riguardo alla volontà di altri grandi operatori industriali, anche stranieri, di rilevare gli impianti di Flumeri volti a consentire la continuità operativa degli impianti e delle produzioni di mezzi di trasporto pubblico,
impegna il Governo:
ad assumere iniziative immediate per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro nello stabilimento Irisbus di Flumeri, dando immediatamente il via libera ad altri eventuali investitori, anche stranieri, che volessero rilevare il ramo di azienda Irisbus di Flumeri;
a prevedere nei prossimi provvedimenti di carattere economico e finanziario un impegno di risorse pari ad almeno 700 milioni di euro annui per il triennio 2012-2014, finalizzate al sostegno di un piano nazionale del trasporto pubblico, che valorizzi il sistema industriale nazionale di produzione, stimolando innovazione di prodotto e sostenibilità nella propulsione dei motori;
ad utilizzare, ad esempio, le maggiori entrate accertate, rispetto a quelle iscritte in bilancio, derivanti dall'asta delle frequenze analogiche per reintegrare le risorse per il trasporto pubblico locale necessarie a garantire la continuità del servizio pubblico e a superare la grave emergenza del momento, anche favorendo interventi per il rinnovo del parco circolante, o, ancora, quelle derivanti dalla rinuncia alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, anche alla luce delle ultime indicazioni della Commissione europea in materia di reti trans-europee di trasporto;
a convocare un tavolo nazionale, con i vertici del gruppo Fiat, per verificare le reali intenzioni riguardo agli impegni assunti il 13 febbraio 2011 nell'incontro tra il gruppo medesimo e il Governo, nel corso del quale i vertici dell'azienda si erano impegnati a investire 20 miliardi di euro in Italia e a proseguire negli obiettivi di sviluppo, che prevedevano la crescita della produzione nel nostro Paese da 650 mila a 1 milione e 400 mila auto.
(1-00738)
«Lulli, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Martella, Mastromauro, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Zunino».
(24 ottobre 2011)


15 ottobre 2011

Bruno (Pd) – A Fiat: “Basta ad inutili prove di forza”.

 

 
“Occorre che Fiat anticipi ai lavoratori Irisbus una prima tranche di Tfr. D'altronde, quelli del Tfr, sono soldi dei lavoratori. Serve, davvero, a poco esasperare gli animi provando, a questo punto della vertenza, a far uscire i bus dallo stabilimento di Valle Ufita. Se è vero che la Fiat ha già pagato una penale di due milioni e mezzo di euro a causa della mancata consegna dei mezzi già venduti è pur vero che i lavoratori Irisbus sono in sciopero, quindi senza salario, da ormai cento giorni. Serve, in questo momento, far avanzare le prospettive di soluzione per la vertenza lasciando perdere inutili prove di forza. Fiat deve accelerare l’inizio del confronto con il gruppo cinese “Dongfeng” e questo governo, invece, deve correggere il tiro sul finanziamento al Piano nazionale del trasporto pubblico”.
“Ha detto bene, Massimo D’Alema, ieri pomeriggio – venerdì 14 – a Napoli, in una riunione a cui ho partecipato, presso il Pd regionale, insieme ai sindacati ed alle Rsu - Ansaldo, Alenia, Irisbus, Fincantieri e Firema – degli stabilimenti campani in crisi, più l’indotto Fiat-Irisbus”: “Questa crisi rischia di travolgere, nel Mezzogiorno, tanta parte della struttura produttiva in settori che anche per la loro qualità rappresentano punti di eccellenza non solo per l’apparato produttivo campano ma nazionale. Quello che colpisce è l’assenza di una qualsiasi politica industriale. Il Paese rischia di uscire dalla crisi con le ossa rotte”.
 


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