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17 luglio 2012

Irisbus: Interrogazione [5-07310] di Andrea Lulli in X Commissione.

Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-07310

presentata da

ANDREA LULLI
mercoledì 11 luglio 2012, seduta n.664


LULLI e VICO. -

Al Ministro dello sviluppo economico.

- Per sapere - premesso che:

risale ormai all'8 luglio 2011, l'invio da parte di Iveco spa, società del gruppo Fiat Industrial, alle rappresentanze sindacali unitarie di Irisbus Italia spa, stabilimento di Flumeri (Avellino), una lettera nella quale comunicava che intendeva cedere il ramo d'azienda costituito dallo stabilimento di Valle Ufita alla società Dr motor company dell'imprenditore molisano Massimo Di Risio che tuttavia ha rinunciato all'acquisto pochi mesi dopo;

il 3 ottobre 2011 la Fiat ha attivato le procedure per la messa in mobilità e la cassa integrazione per tutti i lavoratori dello stabilimento (700 dipendenti più altri 800 nell'indotto), quando soltanto nel 2010 aveva investito 8 milioni di euro nella ristrutturazione aziendale, che diventano 30 milioni, considerando l'insieme degli investimenti degli ultimi 5 anni;

dopo il taglio del personale, passato da 1.400 a 700 addetti, due terzi dei quali sono in cassa integrazione da mesi, Fiat è passata direttamente alla chiusura dello stabilimento, sancendo la sua uscita, solo in Italia, dalle produzioni per il trasporto pubblico;

Irisbus , partecipata al 100 per cento da Iveco spa, produce autobus in tutto il mondo, con stabilimenti in Brasile, India, Argentina, Cina, e cinque siti produttivi in Europa, a Annonay e Rorthais in Francia, Valle Ufita in Italia, Barcellona in Spagna e Vysoke Myto nella Repubblica Ceca;

la chiusura riguarda solo il sito italiano; le ragioni sarebbero da attribuire agli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni hanno registrato una drastica riduzione, passando da 1.444 unità del 2006 a 1.113 del 2010, a 291 nel 2011; nello stesso periodo la produzione complessiva dello stabilimento di Valle Ufita è scesa da 717 autobus nel 2006 a 472 nel 2010, mentre nei primi sei mesi del 2011 sarebbe arrivata a 145 autobus;

in risposta all'interrogazione n. 5-05168 Lulli, riguardante la continuità produttiva dello stabilimento Irisbus di Flumeri, il rappresentante del Governo aveva affermato che il Ministero dello sviluppo economico avrebbe seguito la situazione che si è creata sul territorio in seguito alla decisione del gruppo Fiat Industrial di cedere il ramo di azienda Irisbus di Flumeri, autorizzando, attraverso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la corresponsione del trattamento d'integrazione salariale per un massimo di 818 unità lavorative, per il periodo dal 30 agosto 2010 al 29 agosto 2011;

il 21 settembre 2011, il Ministro dello sviluppo economico ha convocato Fiat Industrial, Anfia e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per esaminare le problematiche della società Irisbus di Valle Ufita, incontro che si è concluso con la proposta rivolta a Irisbus di continuare l'attività produttiva fino al 31 dicembre 2011, per consentire nel frattempo la ricerca di eventuali imprenditori interessati all'acquisizione del sito, oltre a Dr motor company, e la ricollocazione di un'ulteriore parte dei lavoratori interessati presso altre aziende del gruppo Fiat Iveco e il possibile utilizzo di ammortizzatori sociali, per la rimanente quota dei dipendenti;

a seguito del rifiuto unanime di tale soluzione da parte dei lavoratori e della conferma della necessità che la gestione della vicenda venga assunta Presidenza del Consiglio dei ministri, anche «al fine di rivendicare la definizione e il finanziamento del piano nazionale trasporti, unica soluzione per mantenere in Valle Ufita il sito produttivo del settore bus», la società Irisbus ha aperto, il 30 settembre 2011, la procedura di mobilità per tutti i lavoratori del sito. Le organizzazioni sindacali provinciali e la rappresentanze sindacali unitarie hanno, di conseguenza, chiesto all'azienda l'incontro procedurale, previsto dall'articolo 4 della legge n. 223 del 1991;

in occasione dello svolgimento del citato atto di sindacato ispettivo si è appreso, inoltre, che per il Governo:

a) la definizione di un piano nazionale dei trasporti, seppure assolutamente necessario in relazione all'oggettiva obsolescenza del parco autobus nazionale, difficilmente potrà contribuire alla risoluzione della vertenza Irisbus per l'oggettiva carenza di risorse già destinate al fondo trasporto pubblico locale istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per la realizzazione di un piano organico di rinnovo del parco e per le regole volte alla realizzazione di bandi europei che non consentono riserve per l'industria nazionale;

b) la richiesta di assumere iniziative per stanziare una congrua quota di risorse nazionali e regionali al rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su rotaia e su gomma non è prevista dal piano per il Sud, approvato dal Consiglio dei ministri del 26 novembre 2010, che ha individuato una priorità nelle grandi opere ferroviarie e viarie per rafforzare i collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese, destinando ad esse 1,6 miliardi di euro delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate - attualmente denominato fondo per lo sviluppo e la coesione;

c) ove fosse considerato prioritario, le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate potrebbero essere destinate anche al finanziamento del rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su gomma, fatta salva la normativa nazionale ed europea in materia di aiuti di Stato;

d) le risorse nazionali del fondo per le aree sottoutilizzate, allo stato attuale, sono coinvolte nei processi di attuazione delle manovre finanziarie di luglio ed agosto 2011 sul contenimento della spesa pubblica;

la chiusura dello stabilimento di Flumeri esaspera le tensioni sociali e incrina, ulteriormente, i rapporti con le parti sociali, determinando un vero e proprio terremoto sociale nella Valle Ufita e, più in generale, nella provincia di Avellino, che già registra 80.000 disoccupati; in Italia, gli autobus del trasporto pubblico che continuano a circolare, pur non essendo a norma rispetto agli standard di legge in materia di emissioni inquinanti e di ammodernamento del parco circolante, sono almeno ventimila;

la totale mancanza di una chiara politica industriale nel nostro Paese che individui priorità, regole e risorse cui tutti i soggetti interessati dovrebbero sentirsi coinvolti e vincolati, rende possibili le più imprevedibili scelte dei diversi gruppi industriali, senza che questo possa essere tempestivamente gestito nell'interesse più generale dell'economia e dell'occupazione nazionale;

dopo la chiusura degli impianti di Termini Imerese e Imola, il gruppo Fiat ha dismesso anche l'unico stabilimento che produce autobus in Italia, in un preoccupante crescendo di disimpegno produttivo nel nostro Paese, strategia che, a giudizio degli interroganti, non sembra vedere l'assunzione da parte del Governo della necessaria e incisiva azione di interlocuzione per la salvaguardia delle produzioni nazionali, soprattutto nei settori a più alto fattore qualitativo e tecnologico. L'esempio dei Governi dei principali Paesi industrializzati, quali la Germania, la Francia o gli Stati Uniti, tuttora, non viene seguito nel nostro Paese;

la gravità di tali scelte industriali e della mancata elaborazione di una politica industriale assumono i caratteri della tragedia economica e sociale in aeree già duramente provate, come quelle del Mezzogiorno;

il 26 ottobre 2011, è stata accolta dal Governo la mozione Lulli ed altri n. 1-00738, concernente iniziative in relazione alla annunciata chiusura dello stabilimento Irisbus di Flumeri (Avellino), che nel dispositivo impegnava il Governo:

ad assumere iniziative immediate per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro nello stabilimento Irisbus di Flumeri, dando immediatamente il via libera ad altri eventuali investitori, anche stranieri, che volessero rilevare il ramo di azienda Irisbus di Flumeri;

a prevedere nei successivi provvedimenti di carattere economico e finanziario un impegno di risorse finalizzate al sostegno di un piano nazionale del trasporto pubblico, che valorizzi il sistema industriale nazionale di produzione, stimolando innovazione di prodotto e sostenibilità nella propulsione dei motori;

a convocare un tavolo nazionale, con i vertici del gruppo Fiat, per verificare le reali intenzioni riguardo agli impegni assunti il 13 febbraio 2011 nell'incontro tra il gruppo medesimo e il Governo, nel corso del quale i vertici dell'azienda si erano impegnati a investire 20 miliardi di euro in Italia e a proseguire negli obiettivi di sviluppo;

l'Italia ha esercitato per decenni un ruolo primario nella produzione industriale di autobus e appare paradossale che tale patrimonio possa essere disperso, proprio in una fase in cui sono sempre più evidenti, da un lato, i problemi del trasporto pubblico locale e, dall'altro, la consapevolezza della necessità di un riequilibrio modale nei sistemi di trasporto a favore dei mezzi collettivi;

è necessario mantenere sotto i riflettori nazionali la vertenza Irisbus , affinché tale vicenda continui ad essere oggetto di interesse da parte degli eventuali acquirenti e per evitare che la Fiat ostacoli l'acquisto dello stabilimento da parte dei medesimi -:

quali iniziative immediate intenda assumere il Ministro per evitare la chiusura definitiva dello stabilimento Irisbus di Flumeri e per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro, favorendo le manifestazioni d'interesse da parte di altri investitori, anche stranieri, che volessero rilevare il ramo di azienda Irisbus di Flumeri.

(5-07310)

 


16 luglio 2012

Bruno (Pd) – Irisbus: “Il confronto deve ripartire”.

“Occorre rimettere la vertenza Irisbus nei giusti canali di confronto. E’ urgente - come sollecitato dai lavoratori che in queste ore stanno occupando il Comune di Flumeri - la convocazione di un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Il finanziamento del Piano per il trasporto pubblico, all’interno delle misure per la crescita, è la precondizione per favorire – da parte delle Regioni – il rinnovo del parco mezzi. Sono oltre 20.000 i bus fuori norma attualmente marcianti sul territorio nazionale e, presto, ineludibili, saranno le sanzioni U.E. per l’Italia.
E’ questa la condizione che potrebbe aprire il mercato e nuove scelte di politica industriale riguardanti lo stabilimento ufitano e l’intero settore delle produzioni per il trasporto pubblico urbano.
C’è bisogno di un cambio di passo sul tema delle politiche industriali evitando la dismissione delle produzioni civili per Finmeccanica a partire dalla BredaMenariniBus che, alle giuste condizioni, costituendo un unico polo di produzione per il trasporto pubblico urbano, potrebbe essere la soluzione anche per lo stabilimento Irisbus di Valle Ufita.
Altro tema di preoccupazione, condivido il punto di riflessione sollevato dai lavoratori, resta quello degli esodati Irisbus.
E’ di questi giorni la presentazione, alla Camera dei Deputati, di un’interrogazione parlamentare a firma del Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Attività Produttive Andrea Lulli in cui, con chiarezza, si chiede al governo di intervenire nel merito della vertenza Irisbus”.


25 ottobre 2011

IRISBUS - Intervento di Andrea Lulli e Mozione Pd.

 

Discussione delle mozioni in relazione alla annunciata chiusura dello stabilimento Irisbus di Flumeri (Avellino).
PRESIDENTE. È iscritto a parlare l'onorevole Lulli, che illustrerà anche la sua mozione n. 1-00738. Ne ha facoltà.
ANDREA LULLI. Signor Presidente, se mi permette, innanzitutto, vorrei mandare un saluto, che è un messaggio di solidarietà, a quelle lavoratrici e a quei lavoratori dello stabilimento Irisbus che, da 107 giorni, stanno presidiando e stanno combattendo contro la chiusura, per il lavoro, per il futuro loro, dei loro figli e della loro terra.
Ho conosciuto molti di loro e, in questa sede, vorrei parlare di una signora operaia, una madre, che mi ha raccontato che per andare a lavorare presso lo stabilimento Irisbus percorre 70 chilometri in andata e 70 chilometri al ritorno.
Ora, credo che ci sia una grande responsabilità da parte del Governo; vedo qui l'onorevole Misiti in rappresentanza del Ministro Matteoli, ma, senza voler niente togliere a quel Ministero, non vedo la presenza del Ministro dello sviluppo economico che non ha dato risposte. Questo è molto grave; non ha dato risposte alle organizzazioni sindacali, non ha dato risposte a quelle lavoratrici e a quei lavoratori che difendono la loro vita, non ha dato risposte ai sindaci di quei paesi che insistono sullo stabilimento nella provincia di Avellino, non ha dato risposte, semplicemente. Non si sa che cosa fa il Ministro dello sviluppo economico in una situazione di questo tipo.
Anche noi riteniamo che ci sia da rifinanziare il piano del trasporto pubblico. Ho sentito le cose dette dall'onorevole Iannaccone: abbiamo il parco autobus più vecchio d'Europa, abbiamo sicuramente grandi problemi; certo, e ci si accorge di ciò dopo tre anni e mezzo di questo Governo che non ha finanziato un euro per il trasporto pubblico.
Credo che, per la situazione in cui siamo, certamente le cose si fanno più complicate e rischiamo di perdere un pezzo importante dell'apparato produttivo del Paese, peraltro in una zona che dovrebbe essere vista da tutti noi, dall'insieme del Paese stesso, come una delle zone di occasione per rilanciare lo sviluppo nel Paese, affrontare la crisi e uscirne fuori come si merita un grande Paese come l'Italia che è ancora la sesta o settima potenza economica al mondo. Invece il Governo latita, non c'è politica industriale, non si capisce cosa si voglia fare, addirittura non ci si presenta, come Ministero dello sviluppo economico, in una discussione, nell'Aula del Parlamento, su una questione rilevante.
Nella mozione affrontiamo una serie di problemi; il problema non è che FIAT vuole delocalizzare, ha due stabilimenti in Francia che producono pullman e non credo che la Francia abbia un costo del lavoro molto diverso da quello dell'Italia. Qui c'è un problema che richiama la capacità del Paese e del suo Governo di mantenere e di dare indicazioni, di creare un contesto che consenta lo sviluppo dell'industria. Non è possibile perdere un pezzo importante come Irisbus, in una situazione nella quale abbiamo problemi che riguardano il riassetto di tutta l'industria della mobilità nella direzione dei parametri che l'Europa ci assegna e che anche noi abbiamo concorso a determinare: l'obiettivo del «20-20-20». Sappiamo che il traffico e il trasporto pubblico sono uno dei vettori principali con cui cogliere quegli obiettivi e sono anche, o dovrebbero essere, tra i vettori principali per ricostruire le condizioni dello sviluppo in questo Paese. L'assenza è totale.
Non voglio fare polemica più di tanto, ma mi auguro che la maggioranza non si accontenti di raccomandazioni o di impegni generici da parte del Governo, perché si sta giocando sulla pelle di migliaia di persone, e si sta giocando una partita ancora più importante che riguarda lo sviluppo dell'industria in questo Paese. Qui non è più dato giocare a nascondino e fare il gioco delle parti; non siamo in un teatro, qui è giunta l'ora della responsabilità vera, non di quella nominale. Qui, dobbiamo decidere di assumere in prima persona questi impegni e chiediamo al Governo che faccia fino in fondo la propria parte, perché anch'io sono per chiamare in causa la FIAT, tant'è che la nostra mozione al quarto punto prevede un impegno per il Governo che richiama la FIAT, su cui tra poco arrivo a dire qualcosa.
La questione principale è tuttavia la volontà politica. Siamo o non siamo per mantenere l'industria manifatturiera? Siamo o non siamo per fare politiche che consentano il rilancio dei punti di forza di un'azienda che ha avuto investimenti produttivi fino a pochi mesi prima della chiusura? Siamo o non siamo per accettare la sfida dell'innovazione sulla mobilità, per avere una mobilità più sostenibile? Queste sono domande che rimandano ai problemi che abbiamo come Paese oggi e su questo bisogna quindi dire qualcosa di serio.
Certo i soldi sono un problema, è vero, ma noi uno sforzo l'abbiamo fatto. Possiamo investire qui quelli sulle frequenze della televisione analogica oppure possiamo prendere i soldi, se ci sono, che erano destinati al ponte sullo Stretto e fare investimenti più diretti e importanti che possano dare una prospettiva industriale immediata al Paese.
Poi certo c'è un problema anche relativo alla FIAT, ma cari colleghi di maggioranza, sono d'accordo che la FIAT mostra disimpegno però vogliamo o no - e noi lo chiediamo - che il Governo assuma una posizione e chieda l'apertura di un tavolo per capire quali siano gli impegni della FIAT sul mercato italiano, con questi 20 miliardi promessi e che ancora oggi non sappiamo che fine faranno, al punto che perfino la Consob è costretta a chiedere chiarimenti alla FIAT?
Nel silenzio assoluto della Presidenza del Consiglio e del Ministro per lo sviluppo economico è la Consob che si attiva. Ma vogliamo scherzare? Non è ammissibile continuare a giocare questa partita in modo così truccato. C'è questo impegno che la FIAT ha preso anche nei confronti dei lavoratori che si sono assunti grandi responsabilità nell'approvare determinati referendum e che hanno dato nella loro grande maggioranza, credo anche quelli che hanno votato contro, la disponibilità a fare sacrifici. Eppure, ancora oggi, non sappiamo cosa accade, non sappiamo se questo investimento si farà, anzi arriva la chiusura dell'altro stabilimento e dopo che la FIAT aveva avuto la pretesa di indicare un possibile destinatario di questo stabilimento palesemente inadeguato. Così è apparso alle organizzazioni sindacali, agli amministratori locali e non capisco perché non al Governo.
Vorrei quindi chiedere, tra l'altro, qual è la volontà di FIAT rispetto ai piani sui 20 miliardi illustrati. Quando Marchionne è venuto qui in audizione alla Camera, ci ha parlato di sviluppo industriale, ci ha detto che la FIAT investirà, ma che non lo poteva dire con certezza. Ormai è passato del tempo e non si sa che fine fa. E se non hanno intenzione di mantenere lo stabilimento Irisbus direttamente qua con una soluzione credibile italiana, mi permetto di dire che il Governo deve chiedere alla FIAT che si renda disponibile a vedere se vi è qualche grande imprenditore a livello internazionale che decida di venire qui. Infatti la FIAT non può pensare che questa fabbrica non si dia a qualche concorrente e pur di non darla a qualche concorrente la si chiuda.
Ma se la FIAT lo pensa, il Governo non può essere succube di questa scelta. Il Governo deve esigere una risposta chiara e deve dirlo chiaramente, finanziando il piano del trasporto pubblico, ma anche chiedendo una soluzione produttiva a quello stabilimento. Infatti si tratta di ricchezza che si distrugge e oggi di ricchezza da distruggere, signori, non ne abbiamo più (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
PRESIDENTE. Non vi sono altri iscritti a parlare e pertanto dichiaro chiusa la discussione sulle linee generali delle mozioni. Prendo atto che il rappresentante del Governo si riserva di intervenire nel prosieguo del dibattito, che è rinviato ad altra seduta.
 
 
IRISBUS - MOZIONE - Partito Democratico.
 
La Camera,
premesso che:
l'8 luglio 2011 Iveco spa, società del gruppo Fiat Industrial, ha inviato alle rappresentanze sindacali unitarie di Irisbus Italia spa, stabilimento di Flumeri (Avellino), una lettera nella quale comunicava che intendeva cedere il ramo d'azienda costituito dallo stabilimento di Valle Ufita alla società Dr motor company dell'imprenditore molisano Massimo Di Risio;
le strategie di Dr automobiles groupe sono, soprattutto, orientate alla produzione di auto e soltanto marginalmente a quella di autobus gran turismo e componentistica per suv; pertanto, lo stabilimento irpino dovrebbe subire una profonda ristrutturazione degli impianti, testati oggi per una produzione fino a mille autobus in un anno;
l'Irisbus conta 700 dipendenti, con un indotto che supera i 300 addetti, e soltanto nel 2010 ha investito 8 milioni di euro nella ristrutturazione aziendale, che diventano 30 milioni, considerando l'insieme degli investimenti degli ultimi 5 anni;
Irisbus, partecipata al 100 per cento da Iveco spa, produce autobus in tutto il mondo, con stabilimenti in Brasile, India, Argentina, Cina, e cinque siti produttivi in Europa, a Annonay e Rorthais in Francia, Valle Ufita in Italia, Barcellona in Spagna e Vysoke Myto nella Repubblica Ceca;
solo per il sito italiano è stata annunciata la chiusura, attribuendone le ragioni agli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni hanno registrato una drastica riduzione, passando da 1.444 unità del 2006 a 1.113 del 2010, a 291 nel 2011;
nello stesso periodo la produzione complessiva dello stabilimento di Valle Ufita è scesa da 717 autobus nel 2006 a 472 nel 2010, mentre nei primi sei mesi del 2011 sarebbe arrivata a 145 autobus;
dopo il taglio del personale, passato da 1.400 a 700 addetti, due terzi dei quali sono in cassa integrazione da mesi, Fiat è passata direttamente alla chiusura dello stabilimento, sancendo l'uscita di Fiat, solo in Italia, dalle produzioni per il trasporto pubblico;
in risposta all'interrogazione n. 5-05168 dell'onorevole Andrea Lulli, riguardante la continuità produttiva dello stabilimento Irisbus di Flumeri, il rappresentante del Governo ha affermato che il Ministero dello sviluppo economico avrebbe seguito, fin dal mese di luglio 2011, la situazione che si è creata sul territorio in seguito alla decisione del gruppo Fiat Industrial di cedere il ramo di azienda Irisbus di Flumeri, autorizzando, attraverso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la corresponsione del trattamento d'integrazione salariale per un massimo di 818 unità lavorative, per il periodo dal 30 agosto 2010 al 29 agosto 2011;
il 21 settembre 2011, il Ministro dello sviluppo economico ha convocato Fiat Industrial, Anfia e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per esaminare le problematiche della società Irisbus di Valle Ufita, incontro che si è concluso con la proposta rivolta a Irisbus di continuare l'attività produttiva fino al 31 dicembre 2011, per consentire nel frattempo la ricerca di eventuali imprenditori interessati all'acquisizione del sito, oltre a Dr motor company, e la ricollocazione di un'ulteriore parte dei lavoratori interessati presso altre aziende del gruppo Fiat Iveco e il possibile utilizzo di ammortizzatori sociali, per la rimanente quota dei dipendenti;
a seguito del rifiuto unanime di tale soluzione da parte dei lavoratori e della conferma della necessità che la gestione della vicenda venga assunta Presidenza del Consiglio dei ministri, anche «al fine di rivendicare la definizione e il finanziamento del piano nazionale trasporti, unica soluzione per mantenere in Valle Ufita il sito produttivo del settore bus», la società Irisbus ha aperto, il 30 settembre 2011, la procedura di mobilità per tutti i lavoratori del sito. Le organizzazioni sindacali provinciali e la rappresentanze sindacali unitarie hanno, di conseguenza, chiesto all'azienda l'incontro procedurale, previsto dall'articolo 4 della legge n. 223 del 1991;
in occasione dello svolgimento del citato atto di sindacato ispettivo si è appreso, inoltre, che per il Governo:
a) la definizione di un piano nazionale dei trasporti, seppure assolutamente necessario in relazione all'oggettiva obsolescenza del parco autobus nazionale, difficilmente potrà contribuire alla risoluzione della vertenza Irisbus per l'oggettiva carenza di risorse già destinate al fondo trasporto pubblico locale istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per la realizzazione di un piano organico di rinnovo del parco e per le regole volte alla realizzazione di bandi europei che non consentono riserve per l'industria nazionale;
b) la richiesta di assumere iniziative per stanziare una congrua quota di risorse nazionali e regionali al rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su rotaia e su gomma non è prevista dal piano per il Sud, approvato dal Consiglio dei ministri del 26 novembre 2010, che ha individuato una priorità nelle grandi opere ferroviarie e viarie per rafforzare i collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese, destinando ad esse 1,6 miliardi di euro delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate - attualmente denominato fondo per lo sviluppo e la coesione;
c) ove fosse considerato prioritario, le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate potrebbero essere destinate anche al finanziamento del rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su gomma, fatta salva la normativa nazionale ed europea in materia di aiuti di stato;
d) le risorse nazionali del fondo per le aree sottoutilizzate, allo stato attuale, sono coinvolte nei processi di attuazione delle manovre finanziarie di luglio ed agosto 2011 sul contenimento della spesa pubblica;
la chiusura dello stabilimento di Flumeri esaspera le tensioni sociali e incrina, ulteriormente, i rapporti con le parti sociali, determinando un vero e proprio terremoto sociale nella Valle Ufita e, più in generale, nella provincia di Avellino, che già registra 80.000 disoccupati;
in Italia, gli autobus del trasporto pubblico che continuano a circolare, pur non essendo a norma rispetto agli standard di legge in materia di emissioni inquinanti e di ammodernamento del parco circolante, sono almeno ventimila;
la totale mancanza di una chiara politica industriale nel nostro Paese che individui priorità, regole e risorse cui tutti i soggetti interessati dovrebbero sentirsi coinvolti e vincolati, rende possibili le più imprevedibili scelte dei diversi gruppi industriali, senza che questo possa essere tempestivamente gestito nell'interesse più generale dell'economia e dell'occupazione nazionale;
dopo la chiusura degli impianti di Termini Imerese e Imola, il gruppo Fiat si accinge a dismettere anche l'unico stabilimento che produce autobus in Italia, in un preoccupante crescendo di disimpegno produttivo nel nostro Paese, strategia che non sembra vedere l'assunzione da parte del Governo della necessaria e incisiva azione di interlocuzione per la salvaguardia delle produzioni nazionali, soprattutto nei settori a più alto fattore qualitativo e tecnologico. L'esempio dei Governi dei principali Paesi industrializzati, quali la Germania, la Francia o gli Stati Uniti, tuttora, non viene seguito nel nostro Paese;
la gravità di tali scelte industriali e della mancata elaborazione di una politica industriale assumono i caratteri della tragedia economica e sociale in aeree già duramente provate, come quelle del Mezzogiorno;
l'Italia ha esercitato per decenni un ruolo primario nella produzione industriale di autobus e appare paradossale che tale patrimonio possa essere disperso, proprio in una fase dove sono sempre più evidenti, da un lato, i problemi del nostro trasporto pubblico locale e, dall'altro, la consapevolezza della necessità di un riequilibrio modale nei sistemi di trasporto a favore dei mezzi collettivi;
sarebbe grave e inaccettabile che il Governo accettasse eventuali veti da parte della Fiat riguardo alla volontà di altri grandi operatori industriali, anche stranieri, di rilevare gli impianti di Flumeri volti a consentire la continuità operativa degli impianti e delle produzioni di mezzi di trasporto pubblico,
impegna il Governo:
ad assumere iniziative immediate per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro nello stabilimento Irisbus di Flumeri, dando immediatamente il via libera ad altri eventuali investitori, anche stranieri, che volessero rilevare il ramo di azienda Irisbus di Flumeri;
a prevedere nei prossimi provvedimenti di carattere economico e finanziario un impegno di risorse pari ad almeno 700 milioni di euro annui per il triennio 2012-2014, finalizzate al sostegno di un piano nazionale del trasporto pubblico, che valorizzi il sistema industriale nazionale di produzione, stimolando innovazione di prodotto e sostenibilità nella propulsione dei motori;
ad utilizzare, ad esempio, le maggiori entrate accertate, rispetto a quelle iscritte in bilancio, derivanti dall'asta delle frequenze analogiche per reintegrare le risorse per il trasporto pubblico locale necessarie a garantire la continuità del servizio pubblico e a superare la grave emergenza del momento, anche favorendo interventi per il rinnovo del parco circolante, o, ancora, quelle derivanti dalla rinuncia alla realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, anche alla luce delle ultime indicazioni della Commissione europea in materia di reti trans-europee di trasporto;
a convocare un tavolo nazionale, con i vertici del gruppo Fiat, per verificare le reali intenzioni riguardo agli impegni assunti il 13 febbraio 2011 nell'incontro tra il gruppo medesimo e il Governo, nel corso del quale i vertici dell'azienda si erano impegnati a investire 20 miliardi di euro in Italia e a proseguire negli obiettivi di sviluppo, che prevedevano la crescita della produzione nel nostro Paese da 650 mila a 1 milione e 400 mila auto.
(1-00738)
«Lulli, Colaninno, Fadda, Froner, Marchioni, Martella, Mastromauro, Peluffo, Portas, Quartiani, Sanga, Scarpetti, Federico Testa, Vico, Zunino».
(24 ottobre 2011)


22 luglio 2011

Irisbus, il Pd interroga il governo.

Irisbus, il Pd interroga il governo. 

L’On. Andrea Lulli, Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Attività Produttive, alla Camera dei Deputati, nella giornata di ieri, ha presentato, interrogando il governo, il testo in difesa dello stabilimento Irisbus Valle Ufita. In queste ore, un testo analogo sarà presentato, al Senato, anche qui in Commissione Attività Produttive.
 
 
INTERROGAZIONE A RISPOSTA IN COMMISSIONE
 
LULLI. - Al Ministro dello sviluppo economico. - Per sapere - premesso che:
 
in data 8 luglio IVECO Spa, società del gruppo FIAT Industrial, ha inviato alle RSU diIRISBUS ITALIA S.p.A., Stabilimento di Flumeri, in provincia di Avellino, una lettera nella quale comunicava che IRISBUS intende trasferire a ITALA S.p.A. il ramo d'azienda costituito dallo Stabilimento di Valle Ufita e che nel contempo ITALA S.p.A. ha intenzione di ricevere il suddetto ramo d'azienda;
 
l’effetto del trasferimento è previsto per il 1° ottobre 2011, in relazione al perfezionamento, da parte degli organi societari competenti, degli atti necessari e di ogni correlato adempimento;
 
per il predetto trasferimento IVECO Spa ha addotto le seguenti motivazioni:
- la produzione dello stabilimento di Valle Ufita, è destinata principalmente al mercato italiano di autobus urbani e, in misura minore, alla produzione di granturismo, con l'acquisizione di commesse attraverso la partecipazione e l'aggiudicazione di gare d’appalto di forniture indette dalle Aziende di Trasporto Pubblico;
- il mercato degli autobus in Italia continuerebbe a essere pesantemente colpito da una grave crisi che ha visto ridursi drasticamente le immatricolazioni nel corso degli ultimi anni, passando da 1.444 unità del 2006 alle 1.113 del 2010 e alle 291 assegnate nell’anno in corso;
- nello stesso periodo la produzione complessiva dello stabilimento di Valle Ufita è scesa da 717 autobus nel 2006, a 472 nel 2010, mentre nei primi sei mesi dell'anno in corso, sarebbero arrivata a 145 autobus;
- le previsioni per il medio periodo continuerebbero a evidenziare un trend di forte contrazione della domanda e, al momento, non sarebbe ipotizzabile una ripresa con volumi produttivi che giustifichino, da un punto di vista industriale, la continuità del sito produttivo;
 
secondo IVECO Spa, il trasferimento e la cessione dello stabilimento di Valle Ufita, a una società che opera anche nell'ambito di una diversa area di business, sarebbe l'unica soluzione possibile per la continuità del sito produttivo;
 
il personale dipendente interessato al trasferimento è costituito da 1 dirigente, 123 impiegati e quadri e 561 operai;
 
IVECO ha comunicato altresì che il personale che risulterà dipendente di IRISBUS al momento del trasferimento del ramo d’azienda, proseguirà, senza soluzione di continuità la propria attività con ITALA S.p.A.;
 
dopo il taglio del personale, passato da 1.400 a 700 addetti, due terzi dei quali sono in cassa integrazione da mesi, Fiat passa direttamente alla chiusura dello stabilimento;
 
la cessione dello stabilimento, a “Itala spa” del gruppo “DR motor” oltre che preoccupazione per le sorti degli oltre settecento dipendenti e, complessivamente, per l’intero indotto, segna, drammaticamente, l’uscita di Fiat in Italia, dalle produzioni per il trasporto pubblico;
 
le strategie di DR Automobiles Groupe sono soprattutto orientate alla produzione di auto e soltanto marginalmente a quella di autobus gran turismo e componentistica per Suv, pertanto lo stabilimento irpino dovrebbe subire una profonda ristrutturazione degli impianti, testati oggi per una produzione fino a mille autobus in un anno;
 
dopo aver ottenuto accordi capestro accompagnati da proclami di sviluppo e investimenti, l’amministratore delegato di Fiat-Chrysler, chiude dopo Termini Imerese e Imola anche l’unico stabilimento che produce autobus in Italia;
 
la decisione unilaterale di Fiat, tra l’altro, arriva proprio mentre i sindacati stavano per avviare con la Regione un programma per l’ammodernamento del parco autobus delle aziende regionali che avrebbe garantito alla fabbrica di Flumeri commesse per cento milioni di euro;
 
la chiusura dello stabilimento di Flumeri esaspera le tensioni sociali e incrina, ulteriormente, i rapporti con le parti sociali, determinando un vero e proprio terremoto sociale nella Valle Ufita e, più in generale, nella provincia di Avellino;
 
in Italia, gli autobus del trasporto pubblico che continuano a circolare pur non essendo a norma rispetto gli standard di legge in materia di emissioni inquinanti e di ammodernamento del parco macchine delle società di trasporto, sono almeno ventimila;
 
manca con tutta evidenza una politica industriale nel settore del trasporto pubblico, falcidiato dai ripetuti tagli agli investimenti:-
 
quali misure urgenti intenda assumere per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro nello stabilimento IRISBUS di Flumeri;
 
se non ritenga strategico predisporre un piano nazionale del trasporto pubblico, che valorizzi il sistema industriale nazionale di produzione stimolando innovazione di prodotto e sostenibilità nella propulsione dei motori;
 
se non ritenga necessario destinare una parte dei FAS a tali progetti;
 
se ritenga di dover convocare a un tavolo nazionale, i vertici della Fiat, per conoscere le sorti dello stabilimento Irisbus di Flumeri;
 
se ritenga urgente verificare le reali intenzioni del gruppo FIAT riguardo agli impegni assunti il 13 febbraio scorso nell’incontro tra Fiat Group e il Governo, nel corso del quale i vertici dell’azienda si erano impegnati a investire 20 miliardi di euro in Italia e di proseguire negli obiettivi di sviluppo che prevedevano la crescita della produzione nel nostro Paese da 650 mila a 1 milione e 400 mila auto.
 
 
 
 Foto di Valentina Bruno
 
Generoso Bruno: Irisbus - “Il governo scelga una linea di responsabilità nazionale”.
 
Dichiarazione stampa
 
“Per la soluzione della vertenza Irisbus abbiamo bisogno, all’interno del percorso che, a Roma, mercoledì scorso, si è determinato che, effettivamente, trovino riscontro positivo alcuni passaggi a cominciare dalla definizione di un Piano nazionale per il trasporto pubblico urbano assieme a tutti i soggetti istituzionali competenti – Conferenza Stato-Regioni e Ministeri di Infrastrutture, Ambiente e Sviluppo economico. Occorre, in queste settimane, che sia messa a valore, dalla politica, la decisione della Fiat di sospendere, “di congelare” si è detto l’altro giorno a Roma, la decisione relativa alla cessione dello stabilimento Irisbus in Valle Ufita.
Occorre, in questo quadro, che il governo faccia le giuste scelte di politica industriale affinché il gruppo del Lingotto invece di chiudere un altro stabilimento, quello di Flumeri sarebbe il terzo, riesca, comunque, a garantirne lo sviluppo.
C’è bisogno di un governo capace, all’interno di questa crisi, di assumere, contrariamente a quanto fatto sin’ora, in decine di vertenze industriali, un ruolo che sia effettivamente di “responsabilità nazionale”. Abbiamo bisogno di un governo che dica cose diverse da quelle già dette, sempre con Fiat, sulla vicenda di Termini Imerese. E’ nell’interesse del Paese che la produzione di autobus urbani non lasci l’Italia ed è sempre nell’interesse nazionale che Fiat non abbandoni, progressivamente, il Mezzogiorno”.


15 luglio 2011

L’Irisbus è carne viva del tessuto sociale e produttivo del Mezzogiorno.

Generoso Bruno: “L’Irisbus è carne viva del tessuto sociale e produttivo del Mezzogiorno”.

 
Dichiarazione stampa
 
“L’automotive in Irpinia è, finalmente, questione nazionale e l’apertura del tavolo sulla vertenza Irisbus, mercoledì 20 luglio, presso il Ministero dello sviluppo economico è, senz’altro, una buona notizia all’interno di un contesto in cui, sulla scelta unilaterale del gruppo Fiat, a saltare, per prime, erano state le relazioni tra sindacati, azienda e governo.
Ripristinarle, non significa, automaticamente, vincere. Occorre che la compattezza manifestata, sin da subito, da tutti i firmatari del Patto per lo sviluppo trovi, concretamente, sponda, oltre che nella solidarietà delle comunità locali, nelle azioni del governo regionale e nazionale.
La vera difficoltà per il superamento delle intenzioni di disimpegno della Fiat dall’Irpinia si consuma su questo punto delicatissimo. C’è bisogno della finalizzazione di una parte dei fondi FAS al rinnovo del parco autobus del trasporto pubblico. C’è bisogno di un piano dei trasporti capace di difendere le industrie che producono per il settore.
Il Partito Democratico e le opposizioni hanno accolto l’invito alla responsabilità promosso, sulla manovra finanziaria, dal capo dello Stato. Non è possibile, quindi, in queste ore, non richiamare anche la Fiat ad una più che opportuna “responsabilità nazionale”.
Nelle prossime settimane ci sarà davvero bisogno di tutta la grande solidarietà popolare che questa mattina ha costruito lo sciopero generale della Valle Ufita. L’Irisbus è carne viva del tessuto sociale e produttivo dell’Irpinia e del Mezzogiorno. La difesa dei grandi presidi produttivi è il primo passo per poter immaginare l’uscita dalla crisi attuale”.


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