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Diario
 



20 giugno 2011

Dalla Conferenza di Genova, il lavoro al primo posto. Presto, per la Fma, Fassina ad Avellino.

Generoso Bruno (Pd): “Dalla Conferenza di Genova, il lavoro al primo posto. Presto, per la Fma, Fassina ad Avellino”.

 
Dichiarazione stampa
 
“A Genova il Partito democratico ha lanciato una sfida impegnativa: valorizzare il lavoro come fonte di identità della persona e fondamento della democrazia. Si riparte, quindi, dalla centralità del lavoro con i giovani, le donne ed i precari al centro della proposta politica del Pd.
Alcuni commentatori, analizzando l’impianto della conferenza di Genova, hanno parlato di svolta “neo-laburista”, personalmente, l’uso di questa parola non mi dispiace, racconta di una forza politica che fa del lavoro il proprio profilo identitario. Il lavoro, quindi, come elemento centrale della questione democratica e come punto vero dell’iniziativa europea su occupazione, ambiente ed innovazione.
A Genova, ho affidato, a Stefano Fassina - responsabile nazionale Economia e Lavoro - il testo per un intervento in sede parlamentare del Pd sulla questione della Fma e dell’automotive in Irpinia.
Nei prossimi giorni, il Partito democratico, mi ha assicurato Fassina, presenterà, sostenuta dalle firme dei deputati presenti in Commissione lavoro alla Camera, l’interrogazione al Ministro dello sviluppo economico.
Appena possibile, Fassina, sarà ad Avellino per ragionare insieme di Irpinia, di Fiat – automotive ed Fma -  di crisi e della proposta del Partito democratico”.
 


16 giugno 2011

Dalla Conferenza nazionale sul lavoro, l’iniziativa del Pd per la FMA di Pratola Serra.

Dalla Conferenza nazionale sul lavoro, l’iniziativa del Pd per la FMA di Pratola Serra.

 Dichiarazione stampa
 
'A Genova, per la Conferenza nazionale del Partito democratico sul lavoro, consegnerò a Stefano Fassina, responsabile nazionale Economia e Lavoro, il testo relativo ad un’interrogazione parlamentare, del Pd, sulla vicenda della FMA di Pratola Serra.
 
La traccia su cui si muove l’interrogazione riprende quella del documento votato all’unanimità dal Pd campano già nei mesi successivi alla presentazione del piano Fiat "Fabbrica Italia".
 
In quella occasione, come anche adesso, nella sostanza, riuscii ad articolare un lavoro condiviso dalle organizzazioni sindacali di categoria e dalle rispettive Rsu.
 
Ripartire dal lavoro, da quello che c’è e da quello che manca, significa riaprire, nel Paese, oltre che di sviluppo e di crescita, soprattutto, una questione di democrazia.
 
Nel prossimo mese di luglio, alla FMA di Pratola Serra, si effettueranno, probabilmente anche in maniera frazionata, appena nove giornate di lavoro questo, ancora, ad oltre un anno dalla presentazione del piano Fiat “Fabbrica Italia” in cui si annunciava la volontà di far crescere, in Italia, la produzione di automobili del marchio torinese passando dalle attuali 650 mila alle 900 mila vetture.
 
Al momento, invece, ancora insufficienti sono le garanzie che riguardano Pratola Serra a cominciare da quelle relative il mantenimento dei livelli occupazionali e, più in generale, a quelle sul futuro stesso dell’automotive in Irpinia e nel Mezzogiorno.
 
Dall’inizio della crisi sono almeno 150 i posti di lavoro persi all’interno della FMA ed è di questi giorni, a seguito di una procedura di mobilità, conclusa con un mancato accordo, la perdita del lavoro per altri 15 lavoratori dell’As.Tec.
 
Nella nostra interrogazione chiediamo di sapere, riguardo alla cassa integrazione ordinaria, quali saranno le prospettive per i lavoratori dopo il primo novembre 2011 e come intende, il gruppo Fiat, saturare la capacità produttiva dello stabilimento FMA di Pratola Serra.
 
Auspichiamo l’estensione della gamma di produzione ai motori di segmento A, quello, ad esempio, relativo alla nuova Panda prodotta a Pomigliano d’Arco che, al momento, dovrebbe montare i motori che usciranno dallo stabilimento polacco di Ticki.
 
Appare prioritaria, in questo momento, la ripresa della trattativa.
 
Sollecitiamo l’attivazione, presso il Ministero dello sviluppo economico, del tavolo di settore e conoscere, finalmente, i tempi e le modalità che il gruppo Fiat intende utilizzare per la presentazione di un adeguato piano industriale in cui sia fornito il dettaglio dei piani di produzione tarato sui singoli stabilimenti'.


11 giugno 2011

La vertenza Irpinia alla Conferenza nazionale del lavoro del Pd.

La vertenza Irpinia alla Conferenza nazionale del lavoro del Pd.

Dopo il percorso della Conferenza regionale campana – Persone, Lavoro, Democrazia – Generoso Bruno, a Genova, il 17 ed il 18 giugno, fra i seicento delegati alla Conferenza nazionale del lavoro promossa dal Partito Democratico.
 
Dichiarazione stampa
 
“L’Irpinia vive un grande momento di sofferenza. Se non si riuscirà, all’interno del Piano strategico, a mettere mano all’arresto dello smantellamento dell’apparato produttivo industriale, cominciando dall’automotive e dagli insediamenti della Fma e dell’Irisbus, appare fondato il timore, per le nostre comunità, di riportare indietro di quarant’anni le lancette dell’orologio dell’industrializzazione.
Ripartire dal lavoro, dalle persone e dalla crisi significa, per il Partito democratico, contrapporre la vita vera, quella delle donne e degli uomini in carne ed ossa, alla forza allucinatoria del racconto berlusconiano. Se parlare di lavoro è parlare di democrazia, il Partito democratico non può rinunciare ad essere elaborazione di una nuova cultura politica capace di trovare proprio nel lavoro un tema ed un profilo identitario. Una declinazione autonoma del Pd, su questo terreno, serve, soprattutto adesso, oltre che a ricomporre il dialogo sul tema dell’unità sindacale, a misurare la qualità dell’alternativa a Berlusconi”.


21 giugno 2010

Genova 2001. Nulla di fisiologico.

Gianni De Gennaro, capo della Polizia durante i giorni del G8 di Genova, è stato condannato ad un anno e quattro mesi, per istigazione alla falsa testimonianza. Oggi De Gennaro, attuale Direttore del Dipartimento informazioni per la sicurezza, fino alla sentenza di Cassazione, potrebbe anche non dimettersi. Preferirei, invece, che lo facesse. Il capo della Polizia, agli occhi dei cittadini, non può apparire come un mentitore. E, di menzogne, sui fatti del G8 Genova, se ne sono dette anche troppe.



Oggi, la condanna di De Gennaro, sommata a quelle degli altri funzionari della catena di comando, restituisce, dopo nove anni, una più giusta chiave interpretativa. Non solo, quindi, singole responsabilità degli esecutori, dei “garzoni di macelleria”, ma, la catena di comando, le sue responsabilità, i suoi meccanismi di autoprotezione. A Genova, in quei giorni, al di qua dei dieci varchi e delle duecentoquarantaquattro grate della zona rossa, abbiamo assistito, per davvero, alla sospensione della democrazia e del diritto. Manganelli, l’attuale capo della Polizia, il mese scorso in visita ad Avellino, durante un incontro, parlando anche di G8, pur ritenendo certi eccessi riprovevoli, arrivò a qualificare come “fisiologico”, “ogni atto che fuoriesce dall’ordinario svolgimento dell’attività”. Mi dispiace, ma a Genova, alla Diaz, non fu così. Non ci fu nulla di “fisiologico”. Fu una mattanza. Il blitz non ebbe mai alcuna autorizzazione preventiva dalla magistratura e molto ruota attorno all’introduzione, successiva all’irruzione, di due bottiglie motolov, al fine di ricostruire una plausibile “scena del crimine” e giustificare l’assalto di centinaia di agenti “caricati a molla”, dopati, dalla falsa notizia dell’uccisione di un collega.
La tortura, la cattiveria, la brutalità, la privazione di cibo, acqua e cure mediche, le ossa rotte dalle bastonate, gli schizzi di sangue sui muri, sui pavimenti, sugli spigoli dei termosifoni, i denti fatti saltare sui gradini, i corpi denudati, perquisiti, colpiti, martoriati, costretti per ore all’immobilità, gli sputi, la prigionia come degradazione al non-umano. Queste – dottor Manganelli - non sono le “smagliature” di cui racconta nei suoi convegni. Queste non sono, solamente, le responsabilità da mettere in conto a singoli appartenenti alle forze dell’ordine. La scuola Diaz e ciò che è avvenuto nella caserma di Polizia di Bolzaneto, sono il prodotto di un clima, in quei giorni, costruito ad arte. Prepararsi al possibile lancio di sacchi di sangue infetto sui poliziotti. Erano queste le cose che venivano raccontate agli agenti che avrebbero dovuto affrontare il servizio in strada. Erano queste, insieme a molte altre, le parole che servirono, non senza colpe della politica, a costruire quella montante strategia della tensione.



Quel clima, la “macelleria messicana”, non avrebbe mai potuto determinarsi, però, senza l’opportuna copertura politica del centrodestra e, in una fase successiva, quella relativa all’affossamento della proposta della Commissione parlamentare d’inchiesta, anche del centrosinistra e del governo Prodi. Non sapremo mai, quindi, probabilmente, perché non fu Scajola, allora Ministro dell’Interno, a seguire le operazioni, presso le sale operative della Questura e dei Carabinieri ma, invece, Gianfranco Fini ed altri suoi quattro parlamentari; e, forse, mai verremo a conoscenza dell’identità dell’esponente del governo che fece visita, in piena notte, complimentandosi con gli aguzzini, alla caserma di Bolzaneto. So, solamente, che arrivammo a Genova, per dichiarare che un altro mondo era ancora possibile. Qualcun altro, invece, decise di vincere, “per uno a zero”, una partita a cui nessuno di noi avrebbe mai voluto giocare.

Generoso Bruno


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