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Diario
 



24 giugno 2013

Ex-Isochimica: Un impegno di civiltà.

A Borgo Ferrovia, dentro la stazione, le carrozze dei treni venivano scoibentate, su un binario morto. Solo successivamente, fino al 13 dicembre del 1988, per effetto dell’ordinanze di chiusura a firma del pretore di Firenze Beniamino Deidda, la lavorazione, dal 1982, avvenne, spostata di pochi metri in linea d’aria, all’interno dello stabilimento Isochimica nel nucleo industriale di Pianodardine.

Le prescrizioni delle Ferrovie dello Stato, all’inizio degli anni ’80, prevedevano la lavorazione di quattro o cinque carrozze al mese con la relativa turnazione del personale.

 

Ad Avellino, invece, nell’azienda di Elio Graziano, si lavorava duro, le carrozze, in media, erano almeno quaranta e, per grattar via l’amianto dai treni, per gli scoibentatori, non esisteva turnazione e, di protezioni e precauzioni, manco l’ombra. Senza quelle tute, si faceva prima. L’amianto dai treni poteva esser grattato via anche con le unghie.

Solo dopo l’86, i tecnici dell’Istituto superiore di Sanità di Milano rilevarono l’assoluta mancanza di “idonei sistemi di aspirazione delle polveri di amianto nei capannoni”. Toccò agli esperti del Servizio di igiene del lavoro e prevenzione ambientale di Bologna informare i lavoratori dei rischi che correvano.

Per almeno sei anni, l’amianto delle carrozze è stato interrato nel sottosuolo, in vasche scavate all’interno dello stabilimento o, caricato sui camion, portato fuori e sversato nei fiumi o, senza alcuna precauzione, interrato altrove.

Oggi, i mille e seicento metri cubi di Amianto abbandonati sul piazzale dell’Isochimica, esposti in cubi di cemento con la possibile dispersione di fibre, raccontano del silenzio e dell’ottundimento trentennale di una intera comunità su cui l’inchiesta del Procuratore  Rosario Cantelmo ha finalmente aperto una faglia.

Il Gip  Giuseppe Riccardi, confermando l’intero impianto dell’inchiesta, riguardo al sequestro ed alla custodia della Ex-Isochimica e nominando il sindaco della Città di Avellino custode dell’area, ha avuto il pregio di delineare il principio di una custodia attiva – dinamica – tesa a garantire gli interventi di bonifica e ad eliminare i rischi di incolumità pubblica.

C’è bisogno, quindi, che il sito di Borgo Ferrovia, in cui fino all’1986 sono state scoibentate le carrozze dei treni per conto delle Ferrovie dello Stato, rientri tra i siti di interesse nazionale. Gli studi del Ministero della Salute, nel 2012, confermano che sono, almeno, trentadue milioni le tonnellate di amianto ancora da bonificare sparse sul territorio nazionale.

 

E’ da qui, quindi, dall’inclusione del sito della ex-Isochimica tra quelli di interesse nazionale, che comincia il percorso della bonifica di un’area, ormai, incastonata nell’insieme urbano di Avellino – Atripalda “con il fondato pericolo – come recita l’ordinanza di convalida del sequestro, depositata il 15 giugno scorso – che la libera disponibilità del sito dove fu svolta la criminosa attività connessa alla lavorazione dell’amianto possa aggravarne o protrarne le conseguenze dei reati contestati, compromettendo ulteriormente l’integrità dell’ambiente, nonché l’incolumità delle persone e l’esigenza ad impedire che i reati di disastro ambientale e omissioni in atto d’ufficio siano portati ad ulteriori conseguenze”. Il reato contestato è contro l’incolumità pubblica.

 

Sono due i fronti su cui occorre lavorare: quello della bonifica e quello del prepensionamento per gli ex-dipendenti di Elio Graziano.

A leggere gli esiti di altri casi analoghi a quello della ex-Isochimica di Avellino nulla si è mosso se non sulla spinta delle inchieste della Magistratura.

Rafforzare l’inchiesta avellinese significa poter cominciare ad individuare un percorso risolutivo per la città e per quegli oltre trecento lavoratori.

E’ utile quindi che il Comune di Avellino, nei processi, si costituisca parte civile interpretando il tema della bonifica come restituzione di quell’area al quartiere, lavorando, in sede Asi, per la modifica del Piano in merito alla destinazione d’uso del suolo su cui sorge l’impianto.

Riguardo ai lavoratori, sono già dieci le morti da Amianto tra gli ex-dipendenti Isochimica - il picco massimo è previsto dopo il 2015 - occorre immaginare la possibilità di piegare, sul tema dei prepensionamenti, le prerogative di legge contenute nella 257 del 1992 che prevede il prepensionamento solo per chi, per almeno dieci anni, ha lavorato in esposizione all’amianto.

Se è vero che la qualità delle politiche di un governo si misura dal modo in cui si cambia la vita dei cittadini, c’è bisogno per gli ex-lavoratori dell’Isochimica che possano accedere, con l’attuale sistema contributivo, al pensionamento anticipato.

L’Isochimica è un impegno di giustizia e, un impegno di giustizia, è sempre un impegno di civiltà.


15 luglio 2011

L’Irisbus è carne viva del tessuto sociale e produttivo del Mezzogiorno.

Generoso Bruno: “L’Irisbus è carne viva del tessuto sociale e produttivo del Mezzogiorno”.

 
Dichiarazione stampa
 
“L’automotive in Irpinia è, finalmente, questione nazionale e l’apertura del tavolo sulla vertenza Irisbus, mercoledì 20 luglio, presso il Ministero dello sviluppo economico è, senz’altro, una buona notizia all’interno di un contesto in cui, sulla scelta unilaterale del gruppo Fiat, a saltare, per prime, erano state le relazioni tra sindacati, azienda e governo.
Ripristinarle, non significa, automaticamente, vincere. Occorre che la compattezza manifestata, sin da subito, da tutti i firmatari del Patto per lo sviluppo trovi, concretamente, sponda, oltre che nella solidarietà delle comunità locali, nelle azioni del governo regionale e nazionale.
La vera difficoltà per il superamento delle intenzioni di disimpegno della Fiat dall’Irpinia si consuma su questo punto delicatissimo. C’è bisogno della finalizzazione di una parte dei fondi FAS al rinnovo del parco autobus del trasporto pubblico. C’è bisogno di un piano dei trasporti capace di difendere le industrie che producono per il settore.
Il Partito Democratico e le opposizioni hanno accolto l’invito alla responsabilità promosso, sulla manovra finanziaria, dal capo dello Stato. Non è possibile, quindi, in queste ore, non richiamare anche la Fiat ad una più che opportuna “responsabilità nazionale”.
Nelle prossime settimane ci sarà davvero bisogno di tutta la grande solidarietà popolare che questa mattina ha costruito lo sciopero generale della Valle Ufita. L’Irisbus è carne viva del tessuto sociale e produttivo dell’Irpinia e del Mezzogiorno. La difesa dei grandi presidi produttivi è il primo passo per poter immaginare l’uscita dalla crisi attuale”.


13 luglio 2011

Senza Irisbus, l’Irpinia indietro di quarant’anni.

Ci sono solo due modi per chiudere una fabbrica. Chiuderla direttamente o farla chiudere a qualcun altro. E’questa seconda via quella scelta da Fiat Industrial e da Sergio Marchionne per l’Irisbus di Flumeri con il passaggio alla “Itala spa” del gruppo “DR motor”.  Autobus granturismo e componentistica per suv, costruiti in Cina, rappresentano oltre che il rischio per i settecento lavoratori della Irisbus la fine, sicura, per l’indotto e la crisi per l’intera area industriale ufitana.

La cessione dello stabilimento in Valle Ufita, l’unico sul territorio nazionale, a produrre per il trasporto pubblico, segna l’uscita del gruppo del Lingotto dalle produzioni, in Italia, per questo settore. Sarà in Francia, ad Annonay, a Lione che resterà il 65% della produzione Irisbus e, in Repubblica Ceca, a Vysoke Myto, il resto. In assenza di ulteriori sviluppi per lo stabilimento di Flumeri, insieme a quello spagnolo di Barcellona, la strada sembra segnata.

Quella dell’Irisbus è la seconda tappa del ritiro di Fiat dal Mezzogiorno. E’ evidente, dopo la chiusura di Termini Imerese, qual è la strategia del gruppo del Lingotto.Quella relativa alla Valle Ufita è una scelta che avviene in maniera improvvisa ed unilaterale che non trova coerenza con le scelte ipotizzate dallo stesso piano presentato dalla Fiat Industrial che, invece, prevedeva investimenti per almeno otto milioni di euro dopo i precedenti ventidue, già spesi nel 2007, per la ristrutturazione della catena di montaggio ed il sistema robotizzato di verniciatura.

L’aspetto drammatico, oltre a quello stesso della cessione, è l’azzeramento di ogni tipo di confronto e di comunicazione con le parti sociali e con il governo in un momento in cui, con il Patto per lo sviluppo, all’interno di una più ampia piattaforma di programma, le forze sociali di un’intera provincia, il mondo sindacale e dell’impresa, di fronte alle difficoltà economiche e sociali di un territorio, provavano a farsi carico anche delle difficoltà legate all’automotive e, delle sorti dell’Irisbus, attraverso l’uso dei fondi FAS per l’ammodernamento del parco autobus regionale.
 
 
In Italia, sono almeno ventimila gli autobus “fuorilegge” del trasporto pubblico che continuano a circolare nonostante l’inasprimento di ogni standard in materia di emissioni inquinanti e di ammodernamento del parco macchine delle società di trasporto. E’ per questo motivo che bisognerebbe coinvolgere nella trattativa, oltre Fiat ed il governo, anche la conferenza delle Regioni visto che, al momento, solo il Piemonte ha avviato una politica di rinnovo del parco mezzi per il trasporto pubblico e che, per arrivare a saturare gli attuali livelli occupazionali, basterebbe la produzione di mille e duecento pullman dallo stabilimento irpino.
 
C’è bisogno, quindi, di intervenire su un doppio livello. Il primo, immediato, già in sede di discussione finanziaria per correggere le storture dei tagli al trasporto pubblico che oltre a generare un ridimensionamento del servizio su orari e corse produce, addirittura, l’aumento dei costi ai passeggeri e non lascia, alle aziende, la possibilità di intervenire nell’acquisto di nuovi mezzi.
Il secondo, invece, deve essere teso al ripristino di un’adeguata prassi sindacale di concertazione.
Lavorando all’apertura di un tavolo istituzionale tra Ministero dello Sviluppo, territorio – Regione, Provincia e comunità - e parti sociali.
 
La Fiat, è utile ricordarlo, per la realizzazione di questi impianti, ha attinto a cospicui finanziamenti pubblici, sin dai tempi della delibera Cipe del 3 maggio 1974. Da quando, cioè, fu deliberata la costruzione, in Valle Ufita, di uno stabilimento della Fiat Trasporti per la produzione di autobus.
Ed è, altrettanto utile ricordare, che, proprio nelle zone interne, Fma ed Irisbus in testa, organizzazioni sindacali e lavoratori hanno, da sempre, accettato, pur di tenere il lavoro e la produzione ancorata a queste terre, accordi durissimi su produttività e flessibilità.
 
Perdere, adesso, in Valle Ufita, nel settore dell’automotive, nel terzo stabilimento irpino in ordine di occupati, significa, questa volta per davvero, far arretrare di un quarantennio le possibilità di sviluppo delle aree interne e di un’intera provincia. Ma forse, lo dicevano gli stessi lavoratori a Brunetta, l’altro giorno a Ravello, per il governo Berlusconi, l’Irpinia deve chiudere le fabbriche e “importare monnezza”.
 
Generoso Bruno


25 marzo 2011

9 aprile, mettiamoci in rete.

DICHIARAZIONE STAMPA

Anche qui, anche in Irpinia, mettiamoci in rete. Da diverse settimane ho aderito all’appello promosso dalla rete “il nostro tempo è adesso” per la mobilitazione nazionale, il 9 aprile 2011, del mondo del lavoro precario.

E’ tempo di aprire, finalmente, una nuova vertenza generazionale dichiarando, una volta per tutte, terminato il tempo dell’illusione di una salvezza individuale.

Occorre, sul tema del futuro, la costruzione di un nuovo protagonismo comune, collettivo, diffuso. Il lavoro flessibile e precario è, ormai, divenuto simbolo e cifra del nostro tempo presente insieme ad un elemento di pericolosa atomizzazione delle dinamiche sociali.

C’è bisogno che una nuova generazione rompa il guscio delle proprie solitudini e cominci a guardare al futuro combattendo l’egemonia di un tempo presente che ci vuole precari, atipici, invisibili ed incapaci di costruire percorsi di autodeterminazione.
 
Non ho mai creduto alla contrapposizione tra garantiti e no, e, men che meno, potrei farlo adesso quando, come per un effetto di scivolamento, le politiche del tempo della crisi, contraddicendo tutti i proclami fatti sin qui, invece che condurre alla stabilizzazione progressiva - quante volte si è sentito parlare di flessibilità “in entrata” nel mercato del lavoro - aprono, al contrario, il lavoro stabile ad elementi, strutturali, di precarietà.
 
 
Anche questo, oltre che il tentativo di riscrittura dei rapporti tra impresa e parti sociali, sono stati i referendum di Marchionne alla Fiat di Pomigliano e Mirafiori.
 
Sia chiaro, i diritti non sono variabili dipendenti dal mercato ed è, quindi, inaccettabile, come pure qualcuno suggerisce, il tema del conflitto tra le generazioni, tra presunti garantiti ed invisibili, tra ipotetici nord ed altrettanto ipotetici sud, secondo cui occorre togliere qualcosa a qualcuno per consegnarla a qualcun altro.
 
Mi piacerebbe che anche l’Irpinia con i suoi giovani in partenza e con quelli che ancora possono contare sull’aiuto delle proprie famiglie, con i suoi precari impegnati nelle pubbliche amministrazioni e con le sue incertezze sull’automotive e su tutta la partita dell’industrializzazione contenuta nella vertenza del Piano strategico, il 9 aprile, possa far sentire, nella mobilitazione campana, la propria voce.
 
Anche qui, è questo un invito a chi ci vuole stare, mettiamoci in rete.
Perché, in definitiva, il 9 aprile è un fatto di orizzonte. Perché, come dice lo slogan della mobilitazione: “La vita non aspetta, il nostro tempo è adesso”.

www.ilnostrotempoeadesso.it


4 ottobre 2010

Con la Fiom per i diritti e l’alternativa.

DICHIARAZIONE STAMPA

 

“Ho ritenuto importante, questa mattina, partecipare all’assemblea della FIOM – CGIL in preparazione della manifestazione del 16 ottobre. E’ stato incredibile, una reale esasperazione del conflitto, il fuoco incrociato cui il sindacato dei metalmeccanici della CGIL, per tutti questi mesi, è stato sottoposto. Mentre il referendum di Pomigliano apriva una nuova fase nel ridisegno dei rapporti tra lavoro e diritti; il governo Berlusconi, come una clava, usava la crisi per colpire il salario, aumentare la flessibilità e disarcionare il sindacato.La crescita della disoccupazione, lo stallo dei mercati interni, la diminuzione del potere d’acquisto, intanto, hanno costituito il prezzo che il Paese reale sta pagando alla crisi. Anche i tre euro su ogni ricetta medica ed i dieci euro per ogni visita specialistica stabiliti dalla giunta Caldoro, riguardo all’introduzione dei superbonus sulla sanità – senza sconti, neppure per gli operai cassintegrati – sono il prezzo che il centrodestra fa pagare ai lavoratori. C’è, oggi, la necessitàd’intervenire all’interno della divaricazione – esasperata dal berlusconismo – tra Carta fondamentale e costituzione materiale, proprio a cominciare dal lavoro, quello che c’è e quello che, invece, ci dovrebbe essere.La vertenza Irpinia, racconta tutto questo, uscire dal berlusconismo, decolonizzare gli immaginari, costruire l’alternativa, passa anche per l’iniziativa della FIOM e, quindi, per la manifestazione del 16 ottobre. E’ per questo, che bisognerà esserci”.

 


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