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20 settembre 2012

Bruno(Pd) – “Serve un chiarimento sulle politiche industriali Fiat. Il governo faccia la sua parte”.

           

Non so - ma me lo auguro - se l’incontro previsto tra Mario Monti ed i vertici Fiat, dopo l’annuncio del ritiro del piano “Fabbrica Italia” possa contribuire a definire con la giusta precisione la strategia riguardante i siti produttivi italiani. Ricordo che, dall’annuncio di “Fabbrica Italia”, Marchionne ha chiuso già tre impianti: la Cnh di Imola, la Irisbus in Valle Ufita e Termini Imerese.

Da anni, da più parti, viene sollecitato un chiarimento sulle politiche industriali del gruppo del Lingotto, un’analisi capace di chiarire in questo tempo di crisi la mission produttiva degli stabilimenti, il mantenimento dei livelli occupazionali, i tempi, il tema della ricerca ed i nuovi modelli necessari al confronto con le attuali condizioni del mercato.

Occorre, quindi, un chiarimento sul rapporto tra Fiat e Paese consapevoli che, specie nelle realtà produttive del Mezzogiorno, un disimpegno della multinazionale torinese equivarrebbe a desertificare le speranze di ripresa per un’area fondamentale del Paese.

L’Irpinia è, quindi, solo a voler parlare degli impianti legati direttamente al gruppo, senza considerare gli indotti, con la FMA di Pratola Serra e con la Irisbus di Valle Ufita uno dei nodi da sciogliere nella discussione tra Fiat e governo.

Da una parte le possibilità del nuovo motore con basamento in alluminio che dalla fine del 2013 dovrebbe qualificare le produzioni a Pratola Serra che, se rivolto al mercato americano, potrebbe significare l’uscita dalla condizione attuale di cassa integrazione con appena 3 o 6 giorni di lavoro al mese. Dall’altra, invece, se l’opportunità del nuovo motore è solo sostitutiva dell’attuale 1800cc Euro5, con il permanere dell’attuale condizione del mercato, per l’impianto di Pratola Serra non potranno che essere confermati i focolai di crisi già preannunciati - oltre che dal ricorso alla cassa integrazione per evento improvviso ed imprevisto - dalla vertenza legata al mancato “insourcing” degli 86 lavoratori As.Tec che, nello stabilimento della FMA, come società esterna di servizi, per oltre dieci anni, si sono occupati di manutenzione, presettaggio e galleria tecnica.

Riguardo alla Irisbus, invece, resta indispensabile la volontà politica di investire nel settore strategico del trasporto pubblico e di costruire una migliore condizione di mercato per lo stabilimento ufitano. Da mesi si attende la convocazione del tavolo ministeriale dato, nell’incontro di fine luglio con il Presidente Caldoro, ormai per certo. Ma, dopo un anno di attesa per avviare una discussione col governatore della Regione Campania, non mi stupisce – purtroppo – che non sia stato ancora “socializzato” tra le parti presenti neppure il verbale di quella riunione.

Riguardo alla Irisbus, però, la certezza di un nuovo appuntamento ministeriale, è necessario – nello sviluppo dei tempi della vertenza – ad ottenere la garanzia per il secondo anno di cassa. Il governo ed il ministro Fornero devono chiarire, inoltre, se tra gli esodati c’è anche una “paccata” di tute blu della Irisbus; cosa non secondaria ai fini dell’ottenimento dell’ulteriore anno di cassa integrazione che potrebbe significare un recupero di tempo utile per intervenire in maniera organica sulle politiche per il trasporto pubblico urbano a cominciare dalle sorti della crisi degli unici due stabilimenti italiani che insistono su questo segmento produttivo: la Irisbus in Valle Ufita e la BredaMenarini a Bologna.


6 settembre 2012

Regione Campania, il Pd incontra i lavoratori Irisbus.

Presso il Consiglio Regionale, negli uffici del gruppo consiliare del Partito Democratico, i consiglieri Rosa D’Amelio ed Antonio Marciano, capogruppo del Pd in seno alla Commissione Attività produttive della Regione Campania, insieme a Generoso Bruno, hanno incontrato una delegazione di lavoratori della Irisbus di Valle Ufita. L’incontro di oggi, richiesto dai lavoratori dello stabilimento di Flumeri, che, fino allo scorso anno, produceva per la Fiat, unico in Italia, autobus per il trasporto urbano, avviene ad oltre un mese dal primo ed unico incontro avuto col Presidente Caldoro.

Antonio Marciano: “Alla fine di luglio, Caldoro, per la Regione Campania, aveva assunto l’impegno di premere sul governo Monti per la convocazione urgente del tavolo di crisi per la Irisbus di Valle Ufita. Siamo, invece, ancora, al punto di dover condividere il verbale di quell’incontro. La convocazione di un nuovo tavolo ministeriale è utile, nell’immediato, per la costruzione del percorso per l’ottenimento del secondo anno di cassa integrazione straordinaria per i dipendenti oltre che per determinare scelte di politica industriale capaci di salvare un pezzo importante e strategico delle produzioni nazionali”.

Rosa D’Amelio: “C’è bisogno che la Campania eserciti tutto il suo peso e la sua autorevolezza per l’ottenimento del finanziamento del Piano Trasporti in maniera da evitare le durissime sanzioni dell’Unione Europea e di costruire, così, la condizione fondamentale per evitare la cancellazione di un importante presidio produttivo per il Paese. Già dalle prossime convocazioni del Consiglio Regionale, inviteremo il Presidente Caldoro a dare seguito agli impegni annunciati a fine luglio”.

Generoso Bruno: “Pur criticando il ritardo e la tempistica, oltre un mese fa, avevamo, comunque, apprezzato il recupero della Regione Campania come interlocutore utile alla vertenza della Irisbus di Valle Ufita. Siamo, invece, ancora fermi al trenta luglio con il pericolo sul secondo anno di cassa integrazione che entro la metà di ottobre dovrà trovare una risposta. Quella che ci lasciamo alle spalle, lo testimoniano tutti gli indicatori, è stata, per il lavoro e la crisi, una stagione terribile. La vertenza della Irisbus è solo uno dei nodi che segnano il rapporto tra Fiat e Paese. Penso, in questi giorni, in cui sono stati diffusi i dati di vendita, alla caducità della soluzione “DR” che, con enfasi, lo scorso anno veniva offerta per gli stabilimenti di Termini Imerese e di Valle Ufita che, da agosto ad agosto, nelle vendite, passando ad un -81,3%, è quasi scomparsa. La cura, quindi, era ben peggiore della malattia. Occorre, in queste ore, prestare molta attenzione alla mobilitazione europea, a Torino, dei lavoratori Iveco e Fiat Industrial che, sui piani di ristrutturazione decisi unilateralmente dal gruppo, dirà, sicuramente, più di quanto Marchionne fa anche con questo governo ”.


23 maggio 2012

Bruno (Pd): Dalla protesta di Ariano, per Irisbus ed Irpinia, una domanda di futuro.

 

“La protesta dei lavoratori Irisbus dinanzi all’Agenzia delle Entrate di Ariano Irpino, come già avvenuto, in Sicilia, con l’occupazione degli stessi uffici da parte dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese, pone una forte domanda di attenzione.
La simbologia – tute blu e uffici locali del fisco – non è casuale. L’Agenzia delle Entrate rappresenta lo Stato che riscuote le tasse nel territorio ed il presidio arianese vuole rappresentare, per l’ennesima volta, a quello stesso Stato, una domanda di futuro. Come a dire: “Noi paghiamo le tasse ma tu – Stato – finanzia il Piano trasporti”. 
Mai come adesso, occorre una risposta precisa nel merito del finanziamento del Piano trasporti necessario a produrre ossigeno alla domanda delle regioni per il rinnovo dei mezzi per il trasporto locale. C’è bisogno di creare mercato per ricollocare lo stabilimento e consentire a nuovi produttori di riprendere, in Valle Ufita, a costruire pullman.
La vertenza Irisbus, però, è la chiave di lettura per la comprensione di quello che è, in maniera più generale, il vero nodo della vertenza Irpinia.
E’ in Valle Ufita, attraverso la porta Hirpinia e la stazione logistica, che, con l’alta capacità, potrebbe agganciarsi la possibilità di una ripresa delle politiche industriali nel Mezzogiorno, consentendo, finalmente, a questo territorio di guardare oltre la crisi attuale rimettendo in gioco l’intero sistema delle infrastrutture e delle aree industriali esistenti”. 


24 novembre 2011

Bruno (Pd): “Buona la prima uscita del Ministro Fornero. Per Irisbus, il governo vigili e sia garante”.

“Dopo Imola e Valle Ufita, Marchionne, chiude, come annunciato, anche Termini Imerese. Ha fatto bene Elsa Fornero, neoministro del Welfare, intervenendo all'assemblea della Cna, a dire, in un chiaro riferimento alle scelte di Fiat, che proprio le imprese, simbolo di capacità produttiva e di identità nazionale, non possono abbandonare il Paese. E’ un primo ed importante segnale di discontinuità sulle politiche del lavoro che un ministro dell’esecutivo Monti segna con il governo precedente. Lo sanno bene i lavoratori della Irisbus di Valle Ufita. Ritengo che già dai prossimi giorni il Partito Democratico – ho avuto forti rassicurazioni in merito - debba porre al nuovo esecutivo il tema del trasporto pubblico urbano e della sorte dei due stabilimenti italiani – Irisbus in Valle Ufita e BredaMenarini a Bologna – che insistono su quel segmento produttivo.  Occorre, per la Irisbus, che il governo vigili e che, in questo momento, sia garante nel merito della trattativa tra il gruppo del Lingotto e la costituenda “Amsia Motors Italia” affinché possano essere misurate, effettivamente, le volontà delle parti nella costruzione di un accordo capace di rispettare la vocazione e la mission produttiva dello stabilimento ufitano, nella piena garanzia dei livelli occupazionali”.


25 ottobre 2011

Irisbus, un minuto in più.

“Arrivano i cinesi”. A giorni, dunque, in Valle Ufita, è previsto un primo sopralluogo dei tecnici dell’Amsia motor limited per visionare lo stabilimento e le modalità di funzionamento dell’impianto. “Arrivano i cinesi” e, in Irpinia, sembra quasi che il romanzo di Ermanno Rea – La Dismissione – possa rovesciarsi. Lì, all’Ilva di Bagnoli - “Ferropoli” - per smontare le Colate Continue, qui, in Valle Ufita, invece, per rimettere in funzione l’impianto di cataforesi, la verniciatura robotizzata, dello stabilimento di Flumeri. Controcanto della globalizzazione? Può essere. Siamo ad oltre cento giorni dall’apertura della vertenza Irisbus ed è, abbondantemente, superato anche il giro di boa del primo ottobre che, nell’iniziale preliminare di vendita, avrebbe dovuto segnare il passaggio dello stabilimento ufitano dal gruppo Fiat a quello Di Risio con la conseguente dismissione, sul territorio nazionale, delle produzioni per il trasporto pubblico urbano. Pochi, all’inizio del mese di luglio, sono convinto, avrebbero scommesso, anche meno di un soldo, sull’unità e sulla capacità di resistenza dei lavoratori dello stabilimento di Flumeri. A questi lavoratori, da ormai più di tre mesi senza salario, va riconosciuto il merito di aver articolato, per l’Irpinia, una fondamentale battaglia d’interesse generale che oltre a difendere un pezzo di Mezzogiorno, al pari di altre vertenze nazionali – Termini Imerese, Eutelia, Vinyls ed Alenia – ha trovato la forza di parlare all’intero Paese. E, sempre all’intero Paese, nel merito e nella modalità della “gestione del conflitto”, parlano pure le lettere di “sospensione cautelare”, inviate, per primi, dal gruppo del Lingotto agli Rsu Dario Meninno e Raffaele Colello, oltre che ad almeno un’altra decina di lavoratori Irisbus. Troppe, in anni recenti, sono state le crisi industriali in aree geografiche diverse ed economicamente anche più forti ed avanzate che, con meno clamore, hanno assecondato il processo di “modernizzazione regressiva”, in anni in cui il “lavoro solido”, nella sua corporeità materiale fatta di fatica e di ripetizione, è stato progressivamente travolto dalla liquefazione del mondo sociale e, in un processo di decostruzione, ridotto a residuo. La risposta che invece arriva dai cancelli di Valle Ufita, si oppone all’idea, sciagurata, che in Italia si possa ripartire - uscire dalla crisi - cancellando pezzi indispensabili e strategici dell’industria nazionale. In una provincia in cui nonostante l’enorme flusso di denaro pubblico, garantito in passato da una classe dirigente importante, le nostre comunità ancora sono terra di partenza per nuove emigrazioni e, con difficoltà, prendono forma e sostanza nuovi assets di sviluppo, a preoccupare è, sicuramente, l’assenza della politica – il centrodestra – che, nella sua filiera, Provincia, Regione e governo nazionale, avrebbe potuto e, in una qualche maniera, dovuto caratterizzarsi nell’offrire una sponda migliore nella gestione dell’attuale crisi industriale. Le condizioni c’erano tutte: un forte profilo unitario tra le organizzazioni irpine – sindacali e datoriali – sostanziato dalla firma in calce al “Patto per lo sviluppo”; la necessità della Regione Campania di farsi carico, per la sua parte, del rinnovo del parco autobus e, per dare ossigeno alla domanda, della battaglia più generale dello sblocco dei fondi FAS; la possibilità, per la Provincia di Avellino, di costituire un tavolo di crisi capace di essere, oltre che un legittimo riferimento territoriale, anche un momento di valorizzazione dell’intero sistema irpino, tra Fiat ed indotto, nella relazione, sempre più stringente, che questo settore dell’automotive deve avere con la ricerca ed il mondo dell’università nel rapporto tra produzioni, mobilità e sostenibilità ambientale. Il governo nazionale, invece, avrebbe dovuto operare, anziché per chiuderle, per tenerle aperte, le fabbriche; sostenendo, per il Paese, l’elemento strategico delle produzioni legate al trasporto pubblico, lavorando al tema del finanziamento di un Piano nazionale dei trasporti sia nel tentativo di conservare la relazione, in Italia, tra il gruppo Fiat e questo tipo di produzioni e sia provando ad orientare diversamente Finmeccanica che con la Bredamenarini opera sullo stesso segmento, magari, provando anche ad unificare la soluzione alle due vertenze. Intanto, riguardo alla Fiat, non è il governo ma la Consob, la Commissione di controllo sulla Borsa, che, a tutela del mercato, legittimamente, chiede a Marchionne, per il prossimo 27 ottobre, in occasione della pubblicazione dei dati della trimestrale, di far chiarezza sul futuro degli stabilimenti italiani. Nei fatti, a quasi due anni dall’annuncio del piano “Fabbrica Italia”, i lavoratori del gruppo ancora non conoscono quando e con quali prodotti ricominceranno a lavorare. Sin dall’inizio, i limiti della vertenza Irisbus, li abbiamo, giustamente, riconosciuti sia nella chiusura delle posizioni del gruppo Fiat e sia nella debolezza del governo Berlusconi in materia di politiche industriali. A questo punto, però, sembra davvero tornare utile un antico adagio da vecchi sindacalisti: “Resistere un minuto in più del padrone”. Ma, e, quanto prima, c’è d’auspicarselo, occorre durare almeno un minuto in più anche di questo governo.

Generoso Bruno


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