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28 luglio 2012

Bruno (Pd) – Irisbus: “Regione Campania, confronto tardivo ma ancora utile”.

 

“Seppur con un ritardo imperdonabile, con l’incontro di ieri, cominciamo a recuperare la presenza di un interlocutore utile.
E’ importante che la Campania, insieme alle altre Regioni, sia pronta ad esercitare sull’esecutivo Monti ogni pressione utile a produrre ossigeno per il mercato legato al trasporto pubblico urbano. C’è bisogno di evitare, per il Paese – oltre al salasso delle sanzioni dell’U.E. – la scomparsa e la cancellazione di un presidio produttivo fondamentale e strategico.
Spero che le recenti parole del Sottosegretario De Vincenti siano ulteriormente confermate anche nelle risposte agli ultimi atti parlamentari per l’Irisbus proposti dal Partito Democratico in Commissione Attività Produttive della Camera dei Deputati.
E’, quindi, auspicabile un intervento anche della Regione Campania per promuovere la convocazione di un nuovo tavolo ministeriale che costruisca il percorso anche per l’ottenimento del secondo anno di cassa integrazione straordinaria per i dipendenti Irisbus.
Sento di poter sostenere – come auspicato, congiuntamente, dalle RSU – l’ipotesi della creazione di un polo unico per la produzione di autobus che coinvolga anche lo stabilimento bolognese di BredaMenariniBus.
E’ nota la sensibilità manifestata dal Presidente Errani sia, più in generale, sul tema del trasporto pubblico urbano in sede di Conferenza Stato-Regioni e sia nello specifico della vertenza riguardante lo stabilimento emiliano che, essendo una partecipata Finmeccanica, meglio si presta ad una strategia industriale determinata dal pubblico.
Occorre, però, l’esercizio di un ruolo autorevole, oltre che delle Regioni Campania ed Emilia Romagna, direttamente del governo nazionale in merito a precise scelte di politica industriale che, evitando la dismissione delle produzioni civili per Finmeccanica a partire da quelle strategiche per il trasporto pubblico e quindi proprio a quelle legate al futuro della BredaMenariniBus, siano in grado di offrire la giusta sponda per la crisi dello stabilimento Irisbus dopo la scelta di chiusura determinata dal gruppo Fiat in Valle Ufita”.


17 luglio 2012

Irisbus: Interrogazione [5-07310] di Andrea Lulli in X Commissione.

Atto Camera

Interrogazione a risposta in Commissione 5-07310

presentata da

ANDREA LULLI
mercoledì 11 luglio 2012, seduta n.664


LULLI e VICO. -

Al Ministro dello sviluppo economico.

- Per sapere - premesso che:

risale ormai all'8 luglio 2011, l'invio da parte di Iveco spa, società del gruppo Fiat Industrial, alle rappresentanze sindacali unitarie di Irisbus Italia spa, stabilimento di Flumeri (Avellino), una lettera nella quale comunicava che intendeva cedere il ramo d'azienda costituito dallo stabilimento di Valle Ufita alla società Dr motor company dell'imprenditore molisano Massimo Di Risio che tuttavia ha rinunciato all'acquisto pochi mesi dopo;

il 3 ottobre 2011 la Fiat ha attivato le procedure per la messa in mobilità e la cassa integrazione per tutti i lavoratori dello stabilimento (700 dipendenti più altri 800 nell'indotto), quando soltanto nel 2010 aveva investito 8 milioni di euro nella ristrutturazione aziendale, che diventano 30 milioni, considerando l'insieme degli investimenti degli ultimi 5 anni;

dopo il taglio del personale, passato da 1.400 a 700 addetti, due terzi dei quali sono in cassa integrazione da mesi, Fiat è passata direttamente alla chiusura dello stabilimento, sancendo la sua uscita, solo in Italia, dalle produzioni per il trasporto pubblico;

Irisbus , partecipata al 100 per cento da Iveco spa, produce autobus in tutto il mondo, con stabilimenti in Brasile, India, Argentina, Cina, e cinque siti produttivi in Europa, a Annonay e Rorthais in Francia, Valle Ufita in Italia, Barcellona in Spagna e Vysoke Myto nella Repubblica Ceca;

la chiusura riguarda solo il sito italiano; le ragioni sarebbero da attribuire agli effetti della grave crisi che ha colpito il mercato degli autobus urbani in Italia, le cui immatricolazioni hanno registrato una drastica riduzione, passando da 1.444 unità del 2006 a 1.113 del 2010, a 291 nel 2011; nello stesso periodo la produzione complessiva dello stabilimento di Valle Ufita è scesa da 717 autobus nel 2006 a 472 nel 2010, mentre nei primi sei mesi del 2011 sarebbe arrivata a 145 autobus;

in risposta all'interrogazione n. 5-05168 Lulli, riguardante la continuità produttiva dello stabilimento Irisbus di Flumeri, il rappresentante del Governo aveva affermato che il Ministero dello sviluppo economico avrebbe seguito la situazione che si è creata sul territorio in seguito alla decisione del gruppo Fiat Industrial di cedere il ramo di azienda Irisbus di Flumeri, autorizzando, attraverso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, la corresponsione del trattamento d'integrazione salariale per un massimo di 818 unità lavorative, per il periodo dal 30 agosto 2010 al 29 agosto 2011;

il 21 settembre 2011, il Ministro dello sviluppo economico ha convocato Fiat Industrial, Anfia e i segretari generali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl per esaminare le problematiche della società Irisbus di Valle Ufita, incontro che si è concluso con la proposta rivolta a Irisbus di continuare l'attività produttiva fino al 31 dicembre 2011, per consentire nel frattempo la ricerca di eventuali imprenditori interessati all'acquisizione del sito, oltre a Dr motor company, e la ricollocazione di un'ulteriore parte dei lavoratori interessati presso altre aziende del gruppo Fiat Iveco e il possibile utilizzo di ammortizzatori sociali, per la rimanente quota dei dipendenti;

a seguito del rifiuto unanime di tale soluzione da parte dei lavoratori e della conferma della necessità che la gestione della vicenda venga assunta Presidenza del Consiglio dei ministri, anche «al fine di rivendicare la definizione e il finanziamento del piano nazionale trasporti, unica soluzione per mantenere in Valle Ufita il sito produttivo del settore bus», la società Irisbus ha aperto, il 30 settembre 2011, la procedura di mobilità per tutti i lavoratori del sito. Le organizzazioni sindacali provinciali e la rappresentanze sindacali unitarie hanno, di conseguenza, chiesto all'azienda l'incontro procedurale, previsto dall'articolo 4 della legge n. 223 del 1991;

in occasione dello svolgimento del citato atto di sindacato ispettivo si è appreso, inoltre, che per il Governo:

a) la definizione di un piano nazionale dei trasporti, seppure assolutamente necessario in relazione all'oggettiva obsolescenza del parco autobus nazionale, difficilmente potrà contribuire alla risoluzione della vertenza Irisbus per l'oggettiva carenza di risorse già destinate al fondo trasporto pubblico locale istituito presso il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, per la realizzazione di un piano organico di rinnovo del parco e per le regole volte alla realizzazione di bandi europei che non consentono riserve per l'industria nazionale;

b) la richiesta di assumere iniziative per stanziare una congrua quota di risorse nazionali e regionali al rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su rotaia e su gomma non è prevista dal piano per il Sud, approvato dal Consiglio dei ministri del 26 novembre 2010, che ha individuato una priorità nelle grandi opere ferroviarie e viarie per rafforzare i collegamenti tra il Nord e il Sud del Paese, destinando ad esse 1,6 miliardi di euro delle risorse del fondo per le aree sottoutilizzate - attualmente denominato fondo per lo sviluppo e la coesione;

c) ove fosse considerato prioritario, le risorse del fondo per le aree sottoutilizzate potrebbero essere destinate anche al finanziamento del rinnovo del parco vetture delle aziende operanti nel settore del trasporto pubblico su gomma, fatta salva la normativa nazionale ed europea in materia di aiuti di Stato;

d) le risorse nazionali del fondo per le aree sottoutilizzate, allo stato attuale, sono coinvolte nei processi di attuazione delle manovre finanziarie di luglio ed agosto 2011 sul contenimento della spesa pubblica;

la chiusura dello stabilimento di Flumeri esaspera le tensioni sociali e incrina, ulteriormente, i rapporti con le parti sociali, determinando un vero e proprio terremoto sociale nella Valle Ufita e, più in generale, nella provincia di Avellino, che già registra 80.000 disoccupati; in Italia, gli autobus del trasporto pubblico che continuano a circolare, pur non essendo a norma rispetto agli standard di legge in materia di emissioni inquinanti e di ammodernamento del parco circolante, sono almeno ventimila;

la totale mancanza di una chiara politica industriale nel nostro Paese che individui priorità, regole e risorse cui tutti i soggetti interessati dovrebbero sentirsi coinvolti e vincolati, rende possibili le più imprevedibili scelte dei diversi gruppi industriali, senza che questo possa essere tempestivamente gestito nell'interesse più generale dell'economia e dell'occupazione nazionale;

dopo la chiusura degli impianti di Termini Imerese e Imola, il gruppo Fiat ha dismesso anche l'unico stabilimento che produce autobus in Italia, in un preoccupante crescendo di disimpegno produttivo nel nostro Paese, strategia che, a giudizio degli interroganti, non sembra vedere l'assunzione da parte del Governo della necessaria e incisiva azione di interlocuzione per la salvaguardia delle produzioni nazionali, soprattutto nei settori a più alto fattore qualitativo e tecnologico. L'esempio dei Governi dei principali Paesi industrializzati, quali la Germania, la Francia o gli Stati Uniti, tuttora, non viene seguito nel nostro Paese;

la gravità di tali scelte industriali e della mancata elaborazione di una politica industriale assumono i caratteri della tragedia economica e sociale in aeree già duramente provate, come quelle del Mezzogiorno;

il 26 ottobre 2011, è stata accolta dal Governo la mozione Lulli ed altri n. 1-00738, concernente iniziative in relazione alla annunciata chiusura dello stabilimento Irisbus di Flumeri (Avellino), che nel dispositivo impegnava il Governo:

ad assumere iniziative immediate per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro nello stabilimento Irisbus di Flumeri, dando immediatamente il via libera ad altri eventuali investitori, anche stranieri, che volessero rilevare il ramo di azienda Irisbus di Flumeri;

a prevedere nei successivi provvedimenti di carattere economico e finanziario un impegno di risorse finalizzate al sostegno di un piano nazionale del trasporto pubblico, che valorizzi il sistema industriale nazionale di produzione, stimolando innovazione di prodotto e sostenibilità nella propulsione dei motori;

a convocare un tavolo nazionale, con i vertici del gruppo Fiat, per verificare le reali intenzioni riguardo agli impegni assunti il 13 febbraio 2011 nell'incontro tra il gruppo medesimo e il Governo, nel corso del quale i vertici dell'azienda si erano impegnati a investire 20 miliardi di euro in Italia e a proseguire negli obiettivi di sviluppo;

l'Italia ha esercitato per decenni un ruolo primario nella produzione industriale di autobus e appare paradossale che tale patrimonio possa essere disperso, proprio in una fase in cui sono sempre più evidenti, da un lato, i problemi del trasporto pubblico locale e, dall'altro, la consapevolezza della necessità di un riequilibrio modale nei sistemi di trasporto a favore dei mezzi collettivi;

è necessario mantenere sotto i riflettori nazionali la vertenza Irisbus , affinché tale vicenda continui ad essere oggetto di interesse da parte degli eventuali acquirenti e per evitare che la Fiat ostacoli l'acquisto dello stabilimento da parte dei medesimi -:

quali iniziative immediate intenda assumere il Ministro per evitare la chiusura definitiva dello stabilimento Irisbus di Flumeri e per garantire la continuità della produzione di autobus e i posti di lavoro, favorendo le manifestazioni d'interesse da parte di altri investitori, anche stranieri, che volessero rilevare il ramo di azienda Irisbus di Flumeri.

(5-07310)

 


16 luglio 2012

Bruno (Pd) – Irisbus: “Il confronto deve ripartire”.

“Occorre rimettere la vertenza Irisbus nei giusti canali di confronto. E’ urgente - come sollecitato dai lavoratori che in queste ore stanno occupando il Comune di Flumeri - la convocazione di un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Il finanziamento del Piano per il trasporto pubblico, all’interno delle misure per la crescita, è la precondizione per favorire – da parte delle Regioni – il rinnovo del parco mezzi. Sono oltre 20.000 i bus fuori norma attualmente marcianti sul territorio nazionale e, presto, ineludibili, saranno le sanzioni U.E. per l’Italia.
E’ questa la condizione che potrebbe aprire il mercato e nuove scelte di politica industriale riguardanti lo stabilimento ufitano e l’intero settore delle produzioni per il trasporto pubblico urbano.
C’è bisogno di un cambio di passo sul tema delle politiche industriali evitando la dismissione delle produzioni civili per Finmeccanica a partire dalla BredaMenariniBus che, alle giuste condizioni, costituendo un unico polo di produzione per il trasporto pubblico urbano, potrebbe essere la soluzione anche per lo stabilimento Irisbus di Valle Ufita.
Altro tema di preoccupazione, condivido il punto di riflessione sollevato dai lavoratori, resta quello degli esodati Irisbus.
E’ di questi giorni la presentazione, alla Camera dei Deputati, di un’interrogazione parlamentare a firma del Capogruppo del Partito Democratico in Commissione Attività Produttive Andrea Lulli in cui, con chiarezza, si chiede al governo di intervenire nel merito della vertenza Irisbus”.


11 luglio 2012

Bruno (Pd) - “AsTec: lo specchio del logoramento tra Fiat e Paese”

 

“La convocazione dei lavoratori AsTec - su iniziativa di Antonio Marciano e Rosa D’Amelio - in audizione presso la terza commissione regionale alle attività produttive, è un primo impegno mantenuto con i lavoratori dopo l’incontro di Napoli svolto a margine della Conferenza nazionale per il Lavoro promossa dal Partito Democratico.
La vertenza AsTec è lo specchio del progressivo logoramento del rapporto tra Fiat e Paese. In questa fase, a pagare lo scotto della crisi, oltre alle aziende dell’indotto restano, per prime, quelle società che come l’AsTec, all’interno degli stabilimenti Fiat, svolgono mansioni di servizio. Il mancato ”insourcing“ dei circa novanta lavoratori AsTec è, quindi, un grave segnale d’allarme. La condizione debitoria, prima, stranamente, tollerata dalla Fiat ha finito con il divenire il pretesto per dare il benservito ad 86 lavoratori che da oltre dieci anni, per Fiat, in FMA sono stati parte integrante e non sostituibile nei processi di produzione dello stabilimento di Pratola Serra. Quello di oggi è stato il primo passo per poter garantire a questa vertenza l’attenzione che merita all’interno dell’attuale partita sull’automotive in Irpinia ed in Campania”.
 


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