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Democraticamente, con il manifesto.

Credo che il lancio del fumogeno verso il segretario della Cisl sia stato un atto pericoloso, violento e, ancor di più, politicamente stupido; utile, come pure hanno scritto, nell’editoriale di giovedì scorso, su il manifesto a costruire, intorno al segretario della Cisl, “una solidarietà più ampia del consenso alle sue politiche” che “rende più difficile difendere il sacrosanto diritto di critica e contestazione”.

Successive al lancio del fumogeno, piene del consueto squallore, ho trovato le dichiarazioni espresse dal ministro Sacconi e dal portavoce del Pdl Capezzone. Ma, oltremodo fuori misura, quelle rivolte proprio a il manifesto, il giorno seguente, da Filippo Penati e, specialmente, da Francesco Russo di “TrecentoSessanta”.

Da democratico, difendo il diritto dei giornalisti de il manifesto sia, ovviamente, ad esprimere la più ferma delle condanne ai lanciatori di fumogeni e sia quello di essere costruttori di un pensiero critico riguardo alle posizioni di qualsivoglia sigla sindacale e delle relative sponde offerte dalla politica all’interno del Pd, senza, per questo, dover incorrere in accuse di “viltà”, d’irresponsabilità o di assurdo fiancheggiamento dell’estremismo.




Nei mesi passati, non mi sono piaciute molte delle posizioni assunte da alcuni esponenti del Pd – Enrico Letta per primo – in merito al referendum di Pomigliano. Sono tra coloro che ritengono che le politiche suggerite da Bonanni e dalla Cisl siano subalterne al governo, a Confindustria ed alla Fiat e che la pratica autoritaria degli accordi separati, oltre che all’estromissione – di fatto - della Fiom dalle contrattazioni metalmeccaniche, costituiscano, sul serio, motivi di esasperazione del conflitto nel tempo attuale della crisi.

Bonanni, quindi, avrebbe dovuto parlare, magari tra i fischi, ma avrebbe dovuto dire e provare a spiegare.

Probabilmente, invece, il suo giubbotto – vista com’è andata mi concedo una battuta - sarà conservato nella sede di Via Po, a Roma, nella teca degna di una reliquia.

La bruciatura all’altezza dell’addome, come la ferita al costato del Cristo che servì a trasformare in fede l’incredulità di San Tommaso, potrebbe sempre, in qualche modo, tornar buona per la prossima campagna d’autunno.

Generoso Bruno

Pubblicato il 12/9/2010 alle 4.47 nella rubrica diario.

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