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Se ventimila voti vi sembran pochi.

I progressisti, l’Irpinia e la buona politica.

Ventimila voti, in Irpinia, alle primarie del centrosinistra non sono pochi. Non sono pochi in un clima generale di astensionismo, sfiducia e antipolitica. Non sono pochi in un territorio che, più di altri, sta pagando un prezzo considerevole alla crisi economica e al deficit di classi dirigenti. Tremila voti, ad Avellino, alle primarie del centrosinistra, non sono pochi per una città che vede a rischio lo status e le funzioni di capoluogo. Tremila voti, probabilmente, non sono neanche pochi in una città che ha visto le dimissioni del proprio sindaco per la smania di una candidatura in un momento in cui, responsabilmente, si sarebbe dovuto fare altro. Molto altro. Ventimila voti, in sintesi, straordinariamente, inutili a registrare il peso degli “apparati” o, peggio ancora, la vischiosità della mistura di notabilato e potentati locali. Alle primarie, sono convinto, ha votato, esattamente, chi voleva votare. Tutti quelli che intendono misurare nel voto per la scelta della premiership del centrosinistra: movimenti, assetti ed equilibri, candidature e conte congressuali, semplicemente, sbagliano. La sola cosa a cui questi ventimila voti servono, per fortuna, è la politica.

In Irpinia, Bersani è al 50% e Renzi al ventisei. Credo sia sufficientemente chiara la possibilità che anche in Irpinia, nel secondo turno delle primarie, i sostenitori di Nichi Vendola – 20% - hanno di poter contribuire a definire il campo largo dei progressisti e la qualità della proposta politica.

Domenica siamo chiamati a decidere chi e, soprattutto, come si riuscirà a guadagnare l’uscita dalla crisi. Con la nuova “terza via” di Matteo Renzi – da un sindaco mi sarei aspettato uno sforzo migliore; almeno, sulla “toponomastica” - in piena continuità con le ricette d’impianto neo-liberista dell’ultimo trentennio o con Pier Luigi Bersani che, alla durezza della questione sociale, con la riorganizzazione del campo europeo dei progressisti – da Hollande ai socialdemocratici tedeschi - oppone una linea che ha il suo fulcro nella ricerca di un’alternativa politica di sviluppo e di lotta alle diseguaglianze. E’ nella terra dove, per effetto di tagli lineari, i tribunali e gli ospedali chiudono; dove i lavoratori forestali da più di un anno sono senza stipendio che c’è bisogno dei progressisti.

E’ in Irpinia, dove con le grandi fabbriche  – Fma – in cassa integrazione, si lavora per appena tre giorni al mese e dove, con la Irisbus, chiude l’unico stabilimento italiano legato alla produzione degli autobus per il trasporto pubblico, che c’è bisogno di Bersani.

E’ anche da qui, con Bersani e i progressisti, che passa la costruzione di un nuovo Mezzogiorno capace di guadagnare un'Europa che, oltre alla politica di tagli alla spesa pubblica e avanzi primari, è capace di fissare il nesso tra equità, coesione, sviluppo, lavoro e nuove generazioni. Chiunque, su questo voto, intenda misurare altro non solo è in malafede ma fa un danno al centrosinistra ed alla stessa possibilità che queste primarie possano rappresentare il tentativo di riconquista del Paese alla buona politica.

Pubblicato il 29/11/2012 alle 0.23 nella rubrica diario.

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